Dal CAD al BIM in 9 passi

Articolo pubblicato da Hilario Bourg il 6 settembre 2019

Cambiare è spesso complicato, tanto da chiedersi a volte se ne valga davvero la pena. Ciò vale anche nel mondo della progettazione architettonica, a metà strada fra l'espressione creativa, le competenze tecniche e l'esigenza di rendere più efficiente il tutto.

Su un punto penso non ci siano dubbi: quando il cambiamento è sostenuto da un trend tecnologico, non si può far altro che adeguarsi, rischiando altrimenti di restare emarginati dal mercato. Il BIM rappresenta uno di quei salti tecnologici ormai imprescindibili nel panorama della progettazione, l’equivalente del processo di digitalizzazione che ha già rivoluzionato gli altri settori della produzione, dalla manifattura ai servizi: l’edilizia è probabilmente l’ultimo settore a dover ultimare il processo di rinnovamento digitale.

Ma quali sono i passaggi che un qualsiasi studio d'architettura deve percorrere per completare la transizione dal CAD al BIM?

Ne abbiamo individuati 9 che non pretendiamo essere esaustivi e universalmente validi, ma che ben rappresentano un percorso di accrescimento. Vediamoli insieme.

 

1. Definire gli obiettivi

Cosa ci aspettiamo dal BIM per il nostro studio / azienda? Quali miglioramenti e vantaggi vogliamo cogliere?

Sicuramente vogliamo rendere la nostra attività più produttiva, consci dell’enorme spreco di tempo e risorse in molte delle operazioni che svolgiamo quotidianamente.

Vogliamo sicuramente offrire un servizio migliore ai nostri clienti, consegnando, ad esempio, le tavole in tempo e con una visione più ampia sulle problematiche progettuali che attanagliano le imprese e la committenza.


Oppure semplicemente vogliamo sopravvivere in questo mercato sempre più competitivo e in cui i margini di profitto vanno sempre più assottigliandosi.

Quale di queste sia la motivazione che vi spinge ad occuparvi del BIM, l’importante è essere consapevoli di ciò che comporta calare un nuovo paradigma nella vostra realtà.
Ricordiamoci che il BIM è un investimento per il presente ma soprattutto per il futuro: è impensabile pretendere di continuare a lavorare sempre allo stesso modo quando abbiamo la prospettiva di altri 15 – 20 – 25 anni di professione davanti a noi.

 

2. Scegliere gli strumenti

Prendetevi il vostro tempo: informatevi sui software disponibili, sulle loro potenzialità e capacità. Sviluppate un prospetto sui costi e scegliete la politica commerciale per voi più conveniente: noleggio, acquisto, aggiornamenti? Non sempre la soluzione più economica è quella che fa al caso vostro.

Ma ragionate soprattutto sulle vostre necessità: cosa fate e cosa vorreste fare in futuro? Scegliete il software sulla base delle vostre reali esigenze e valutatelo secondo il vostro metro di giudizio: non chiedetevi cosa può fare il software ma quali sono i vostri principali problemi e come il software li può risolvere. Sottoponete quindi il software a dei test tramite la consulenza dei tecnici commerciali con cui entrerete in contatto.

 

3. Imparare

Una volta scelto il vostro software, è ora di imparare a usarlo. Alcuni di noi sono più portati di altri, alcuni imparano da autodidatti, ma questo è un lusso riservato quasi esclusivamente agli studenti che hanno più tempo e la mente più libera. I professionisti devono imparare mentre continuano a lavorare, non possono fermare lo studio e ripartire una volta acquisito un livello sufficiente di conoscenza. È importante, anzi è fondamentale, partire con una giusta impostazione del lavoro per non trascinarsi le cattive abitudini nel tempo.

Bisogna pensare non soltanto ai corsi per sé ma per tutti i componenti dello studio, sia i collaboratori attuali che eventualmente i prossimi a venire e che dovranno essere aggiornati.

Esistono diversi strumenti disponibili: corsi frontali, corsi on line, corsi personalizzati, manuali, ecc.

Ognuno di questi ha i suoi pro e i suoi contro: ad esempio un corso personalizzato è probabilmente il più efficace ma è anche più caro, poco flessibile e non replicabile per i nuovi arrivati (se non pagando nuovamente); un corso on line è più flessibile, può essere seguito più volte da più persone ma bisogna autodisciplinarsi per non prenderlo alla leggera e trascurarlo.
Altrimenti è possibile combinare più metodi insieme, ad esempio affiancando ad un corso on line una serie di sedute di consulenza personalizzate.

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4. Applicare quanto appreso

Anche durante la fase di apprendimento è bene lavorare su un progetto reale: non c’è nulla come la necessità per rendere efficace quanto appreso in via teorica.

La scelta del primo progetto deve essere ben ponderata e rapportata a degli obiettivi concreti: il progetto non deve essere né troppo complesso né troppo semplice, né troppo grande né troppo piccolo.

Bisogna fissare delle scadenze realistiche e possibilmente misurare le prestazioni. Indipendentemente dal progetto, è assolutamente necessario non avere ripensamenti proprio sul più bello: come primo progetto sarete portati a confrontare il nuovo metodo alle vecchie abitudini e a pensare che “con il CAD a quest’ora avrei già finito”; tenete duro, chiamate il vostro consulente, un amico, fate una ricerca sui forum o sui gruppi social dedicati al software e trovate la soluzione, esiste sicuramente ed è più semplice di quel che sembrava in un primo momento. Per approfondire l'argomento potete rileggere il nostro articolo "Quanto tempo occorre per imparare il BIM". 

Al termine del vostro primo progetto, con il nuovo metodo avrete accumulato una buona conoscenza: siete vicini al primo traguardo.  

 

5. Creare il vostro metodo

Avete già adottato un sistema di procedure e standard dello studio, possibilmente mettendolo per iscritto?

È un passaggio fondamentale, sia per le realtà che lavorano al CAD e a maggior ragione per chi approccia il BIM. Prendete quindi il vostro ultimo progetto realizzato (in questo caso è il vostro primo progetto con gli strumenti del BIM), analizzate brevemente cosa ha funzionato e cosa dev’essere migliorato. Fate una copia del file, rinominatelo, cancellate tutto e fate diventare questo il vostro file template in cui avrete ottimizzato il sistema di gestione dei layer, delle penne, i vostri favoriti; lavorate sulle librerie personalizzate e istituite delle procedure per la nominazione dei file e delle cartelle. Accertatevi che tutti seguano e condividano le vostre procedure: il vostro template dovrà essere chiaro e sufficientemente flessibile per non aggiungere inutili complicazioni al vostro lavoro. Poche regole, ma buone.

Sia che siate in un grande studio o lavoriate da soli, è fondamentale avere metodo e precisione. Il template dovrà essere aggiornato periodicamente: se lavorate in uno studio medio / grande, è opportuno nominare un responsabile della qualità.

Curate i metodi di trasmissione dei dati, ce ne sono diversi: dal semplice scambio di file in cui dovrete aver cura di non generare doppioni e perdite di pezzi di progetto, all’utilizzo ponderato dei riferimenti esterni alle modalità di lavoro in teamworking.

 

Congratulazioni!

Se siete arrivati a questo punto state già “facendo BIM”.

Il vostro studio è una macchina dai meccanismi ben oliati: avete una conoscenza approfondita del vostro progetto e delle sue metriche, potete anticipare le problematiche del cantiere, gestire velocemente e senza ansia varianti e imprevisti, potete stampare al volo tutte le tavole aggiornate con un solo click, ecc. Potete finalmente dedicarvi alla parte più importante del vostro lavoro: lo sviluppo del progetto e la cura del cliente. Un bel passo avanti.

Secondo la definizione di Finith Jernigan di cui abbiamo parlato in un nostro precedente articolo, ci troviamo nello stadio del cosiddetto “Piccolo BIM” in cui lavoriamo essenzialmente con un unico software (che ormai avete imparato a sfruttare appieno) e vi giostrate nel vostro ambito disciplinare, architettonico, strutturale o altro.

Se questo corrisponde alla vostra realtà lavorativa, e deve esservi chiaro sin dalla definizione degli obiettivi, siete a posto. Se avete altre ambizioni, se vi viene richiesto dell’altro o se semplicemente vi si presenta l’opportunità, allora proseguite con la lettura dei prossimi passaggi.

 

6. Connettersi

Finora avete importato lo schema degli impianti come semplici disegni bidimensionali, avete rimodellato le strutture ricalcando i disegni degli strutturisti, avete stampato le tavole e riportato le correzioni in maniera tradizionale. Ma il progetto, anche la ristrutturazione di un piccolo appartamento, nasce da una miriade di interazioni con numerose figure, dall’impresa ai tecnici specialistici, fino al committente; il BIM non è soltanto modellazione geometrica ed informativa, ma è in buona misura processo e interazione.

È il momento di occuparvi di IFC.

Per cominciare ad utilizzare il formato IFC non è necessario essere esperti assoluti sull’argomento: per saperne di più potete cominciare a leggere la serie di articoli sul formato IFC che abbiamo dedicato all’argomento.

Se trovate uno strutturista o un impiantista che sono già in grado di maneggiare il formato, chiedete, provate, imparate. Se lavorate con uno strutturista che adopera strumenti BIM ma non ha mai utilizzato il formato IFC, provate insieme, ne verrete sicuramente a capo. Se nessuno dei consulenti con cui collaborate usa ancora gli strumenti BIM, fate opera di convincimento, ne beneficerete tutti quanti. Proponete voi per primi l’uso del BIM, condividere l’esperienza renderà la sfida ancora più intrigante.
Esistono sistemi di coordinamento progettuali basati sullo standard BCF, Bim Collaboration Format, che permettono di comunicare le voci di revisione in un processo che coinvolga anche l’impresa e il committente, dove chiunque può consultare in tempo reale l’evoluzione del progetto attraverso piattaforme web senza necessariamente passare per software specialistici.

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7. Ampliare i propri orizzonti

Nascete come architetti, ingegneri, geometri, o impiantisti. Vi siete sempre occupati del vostro: di progettare, calcolare le strutture, disporre gli arredi, dimensionare i tubi.

Il BIM richiede nuove competenze, prima fra tutte il coordinamento fra i team di progetto e i rappresentanti della committenza. Senza mai snaturare il vostro ruolo, potete proporvi come gestori della piattaforma del cosiddetto ACDat (Ambiente di Condivisione dei Dati), altrimenti noto come CDE (Common Data Environment); un’altra funzione essenziale è la gestione delle verifiche e controlli del progetto (Clash Detection e Code Checking).

Ci sono poi decine di analisi di progetto possibili: analisi ambientale, illuminotecnica, analisi del sito, ecc. Non significa che dovete sostituirvi ai tecnici specializzati ma che potete predisporre il vostro progetto affinché raggiunga le performance attese: qual è la miglior disposizione delle aperture per ottimizzare il guadagno termico e l’illuminazione naturale? Di quanto è possibile diminuire il numero e la potenza dei corpi illuminanti (quindi minor spesa in lampade e minori costi d’esercizio in futuro) se predisponete una buona illuminazione naturale?

Un illuminotecnico effettuerà i calcoli, verificherà i dati e preparerà gli esecutivi, ma il progetto sarà già concepito per rispondere a quel particolare requisito, che è molto diverso da prendere un progetto ormai delineato e adattarlo allo scopo, facendo "tornare i conti”.

Ma perché complicarsi tanto la vita? Con il BIM fino ad ora siete riusciti a rendere più efficiente il vostro studio, ora potete perseguire un obiettivo ben più ampio: far risparmiare il committente e l’utente finale e al contempo garantire migliori prestazioni e qualità.
Esistono decine di software di analisi, anche gratuiti, che possono fare al caso vostro e vi permetteranno di dialogare meglio e in maniera più approfondita con i consulenti: è la progettazione integrata ai tempi del BIM.

 

8. Imparare la teoria

In questi ultimi anni assistiamo a un fermento dell’attività normativa: a livello nazionale ed internazionale gli organismi tecnici di normazione continuano a sfornare standard e protocolli e questa proliferazione non accenna a fermarsi.

Ma perché dovremmo studiare la normativa sul BIM se non abbiamo intenzione di partecipare ad appalti pubblici, specie di importi superiori ai 100 milioni di euro come prescrive appunto il cosiddetto “Decreto BIM”?

La normativa è una sorta di Tavola Periodica degli Elementi rapportata al BIM anziché alla Chimica; Mendeleev, lo scopritore della celebre tavola, già a fine 1800 fu in grado di determinare le caratteristiche di ogni componente chimico sulla base delle sue caratteristiche atomiche, anche di quegli elementi non ancora scoperti all’epoca.

Analogamente, grazie alla normativa siamo in grado di collocare ogni fase e lavorazione all’interno del complesso dell’opera, anche se si tratta di operazioni non ancora definite o mai sperimentate prima. Senza pretendere l’esattezza scientifica della Tavola Periodica, grazie alla normativa siamo in grado di dare una collocazione ad ogni singola operazione rispetto all’insieme generale.

La normativa stabilisce inoltre tempistiche e priorità, fornisce definizioni, delinea i ruoli e le responsabilità: in poche parole impariamo da essa a muoverci in un quadro più ampio, che non vuol dire assumere la visuale dei grandi studi ma porsi nella condizione di comprendere i processi nella loro interezza, indipendentemente dalle dimensioni dell’opera. Ogni ulteriore contributo teorico è benvenuto, ce ne sono numerosissimi, perché, come diceva Leonardo Da Vinci, “Sempre la pratica dev’essere edificata sopra la buona teorica” o ancora “Non c’è niente di più pratico di una buona teoria.” (Kurt Lewin).

Sulle pagine di questo blog avrete spesso notizie ed informazioni sulla normativa, ad esempio con l'articolo sulla norma ISO 19650.

 

9. Ricerca e sviluppo

Dedicare tempo e risorse alla Ricerca e Sviluppo non è prerogativa dei grandi studi, o esclusiva dei ricercatori accademici.

Non significa nemmeno fare scoperte inedite, ma più semplicemente applicare esperienze esistenti nel contesto dei vostri progetti, riferendoci quindi a ciò che per voi costituisce una novità seppur non lo sia in termini assoluti.

Alcuni esempi: connettere il BIM al GIS e i database topografici; utilizzare rilievi fotogrammetrici da drone e acquisire le geometrie come entità native BIM;  partecipare al Beta testing di una nuova soluzione di Realtà Aumentata o Realtà Virtuale; provare metodi di Digital Fabrication (stampa 3D, taglio laser) per produrre direttamente i vostri componenti d’arredo personalizzati e su misura con i vantaggi della produzione in serie; proporre e sperimentare soluzioni via via sempre più avanzate di gestione dell’immobile, e via dicendo.

È un processo apparentemente complicato ma abbiamo a disposizione alcune notevoli risorse: una enorme disponibilità di software e soluzioni diverse, di cui molte anche gratuite; ampia disponibilità di tutorial e intere comunità on line che sono autentiche miniere d’oro, ma soprattutto molteplici possibilità di collaborazioni.  Durante le fiere di settore potrete entrare in contatto con società di rilievo col drone che vi offriranno sorprendenti servizi chiavi in mano; contattate un Fab Lab, ce ne sono ormai moltissimi e diventerete voi stessi i realizzatori delle vostre idee.

Soprattutto, non abbiate timore di affrontare qualcosa che non avete mai fatto prima: avrete sempre tutto l’aiuto che vi sarà necessario se vi saprete porre nel modo giusto trovando la giusta collaborazione.
Il potenziale è notevole, a vantaggio vostro e del vostro committente: a voi e alla vostra imprenditorialità il compito di farli fruttare per distinguervi dalla concorrenza.

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I 9 passi dal CAD al BIM sono ovviamente un esercizio di sintesi che non deve essere preso alla lettera: potreste saltare dei passaggi, oppure non seguirli nello stesso ordine.

Forse stai già utilizzando un software, ma non nel modo giusto. Oppure sei tra coloro che prima frequentano un corso e poi decidono per l’acquisto.

Difficilmente poi le fasi saranno perfettamente sequenziali, con molta probabilità ci saranno delle sovrapposizioni così come delle riprese successive, ad esempio per quanto riguarda la formazione in occasione di un corso avanzato o per l'apprendimento di un altro software.

Comunque vogliate definire il vostro percorso, è importante avere chiarezza su ciò che volete ottenere e su quali risorse potete contare, e soprattutto è importante cominciare a muovere i primi passi e avviarvi lungo la strada che vi porterà al BIM


La strada è lunga e a volte tortuosa ma non siete soli: munitevi di una buona guida e di una bussola, noi siamo qui per questo.

 

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Topics: BIM

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