Tutto quello hai sempre voluto sapere sulla ISO 19650

Articolo pubblicato da Hilario Bourg il 2 agosto 2019

Non abbiamo fatto in tempo ad adottare del tutto la norma UNI 11337 (le parti 1, 4, 5, 6 e 7 sono state pubblicate fra il 2017 e il 2018) che queste devono essere revisionate e riscritte. Come mai?

 

L'ACCORDO DI VIENNA.

In virtù dell’"Accordo di Vienna" stipulato fra ISO (International Standard Organisation) e CEN (Comitato Europeo di Normazione) fra il 1989 – 1990, il 2001 e infine nel 2016, i livelli normativi devono essere coordinati e allineati: sono previste due modalità di adozione, l’una in cui prevale il livello ISO (la normativa ISO viene automaticamente recepita a livello CEN e da qui agli Stati membri) e l’altra a favore del livello CEN (le norme locali devono essere poi  approvate anche a livello ISO). Durante la votazione del 2016 del CEN ha prevalso alla quasi unanimità (tutti meno l’Italia) la linea ISO, per cui non appena fosse stata pubblicata la normativa ISO, questa e i successivi aggiornamenti, sarebbe stata automaticamente adottata anche dai singoli stati.

Ed eccoci qui: la norma UNI 11337 decade e viene adottata la ISO 19650 - “Organizzazione delle informazioni sui lavori di costruzione – Gestione delle informazioni nell’uso del BIM”, parti 1 e 2. In realtà l’ISO riconosce la necessità da parte degli Stati membri di sviluppare “standard il cui bisogno non è stato riconosciuto a livello internazionale”. In pratica la UNI diviene, previa riscrittura e adattamenti vari, l’Allegato nazionale alla norma ISO e viene adottata congiuntamente a questa. 

Come mai l’Italia da sola ha votato contro l'applicazione dell'accordo di Vienna? Non è un modo per tirarsene fuori perché comunque, per la gerarchia normativa, siamo comunque allineati ai livelli superiori. Sviluppando comunque la 11337, l’Italia è riuscita ad apportare dei contributi utili e per certi versi innovativi, come il concetto di LOD che introduce il “livello di usura e degrado” e la parte 7 della UNI che, prima al mondo, norma i “requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle figure coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa”.

Al di là delle valutazioni del caso, cosa dice la norma ISO 19650?

 

COSA DICE LA NORMA ISO 19650?

La ISO 19650 deriva, di fatto, dalle PAS britanniche, in particolar modo dalla PAS 1192 – 2: 2013, anche se ci sono anche riferimenti alle PAS 1192 – 3: 2014.
La PAS 1192 – 2 è stata ritirata e sostituita con le ISO.

Confronto PAS e ISO

La ISO 19650 è strutturata in due parti: la Parte 1 riguarda i “Concetti e principi”, mentre la Parte 2 si occupa della “Fase di consegna dei cespiti immobili”.

In quest’articolo ci occuperemo della Parte 1 in attesa che sia disponibile la versione tradotta in italiano.

La Parte 1 si articola in 13 capitoli attraverso i quali definisce i principi fondamentali della Produzione informativa, dei metodi di consegna e l'organizzazione della struttura produttiva. La norma si applica all'intero ciclo di vita dell'edificio e a commesse di qualsiasi dimensione e complessità.

  1. Scopo e campo d'applicazione
  2. Riferimenti normativi
  3. Termini e Definizioni
  4. Informazioni sul Cespite immobile e sulla commessa
  5. Definizione dei requisiti informativi e dei modelli informativi risultanti
  6. Il ciclo di consegna delle informazioni
  7. Funzioni della gestione informativa del cespite immobile e della commessa
  8. Capacità e risorse del gruppo di consegna
  9. Lavoro collaborativo basato sui contenuti informativi
  10. Pianificazione della consegna delle informazioni
  11. Gestione e Produzione collaborativa delle informazioni
  12. Soluzione e flusso di lavoro dell’ACDat.

Il capitolo 3 elenca i concetti principali e fornisce una definizione delle sigle contenute all’interno della norma. Il capitolo 4 ripropone, attualizzandolo, il concetto di Maturità del BIM, con una schematizzazione simile al ben noto triangolo di Bew – Richards.

Livelli di maturità nel BIM

Progredendo nelle fasi, assistiamo a una sempre maggiore integrazione dei dati sia a livello tecnologico che informativo: nella Fase 2 i dati vengono condivisi basandosi sullo scambio di modelli e file, mentre nella Fase 3 si va verso l’interrogazione diretta dei metadati che saranno sempre più disaggregati e linkati fra loro secondo la logica dei BIG DATA. A livello normativo, ci si riferirà a … qualcosa che non c’è ancora.

 

I REQUISITI INFORMATIVI.

Con il capitolo 5, “Definizione dei requisiti informativi e dei modelli informativi risultanti”, entriamo nel vivo della questione: viene infatti stabilita la “Gerarchia dei requisiti informativi”. Il soggetto proponente, il Committente o una figura da questo incaricata, elabora i documenti necessari a rendere espliciti e comunicare i requisiti in modo che siano poi presi in consegna ed elaborati da tutti gli incaricati. Questa parte corrisponde all’elaborazione del E.I.R. (Employer Information Requirement) della PAS 1192 – 2 o del Capitolato Informativo della UNI 11337 – 5 e 6. La novità risiede nel fatto che nella ISO non vengono soltanto concordati e condivisi i termini dell’interscambio fra i professionisti (punto d’origine del progetto, coordinate, unità di misura, etc) ma vengono sviluppati i contenuti partendo dagli obiettivi del Committente e del progetto, fino alle specifiche tecniche stabilendo una continuità fra i vari passaggi.

Buona parte dei documenti che costituiscono i requisiti informativi della commessa erano già presenti nella PAS 1192 – 3 (quella relativa alla gestione dell’edificio): si è deciso in pratica di accorpare la dimensione tecnica progettuale costruttiva e l’aspetto gestionale del cespite immobile per avere, sin dal primissimo approccio programmatico, una visione più ampia che abbracci l’intero ciclo di vita dell’edificio e possa incorporare le esigenze del soggetto interessato.

gerarchica requisiti informativi-1

I requisiti informativi sono organizzati, come vediamo in figura, in tre colonne: la prima a sinistra riguarda i requisiti dei soggetti interessati, in alto a livello dell’organizzazione, in basso a livello del progetto. La colonna centrale riguarda i Requisiti informativi dell’incarico mentre l’ultima colonna comprende i modelli, uno per la produzione e uno per la gestione del cespite immobile.

  • OIR (Organization Information Requirements – Requisiti Informativi dell’Organizzazione).
    Comprende le informazioni necessarie per illustrare gli obiettivi strategici del soggetto proponente. Vi saranno informazioni relative a:
    • Attività aziendale strategica;
    • Gestione strategica del cespite immobile;
    • Obblighi di regolamentazione;
    • Elaborazione delle politiche;
    • Pianificazione del portafoglio.
  • PIR (Project Information Requirements – Requisiti Informativi della commessa).
    Descrive le informazioni necessarie per implementare gli obiettivi già esplicitati nell’OIR ma questa volta in relazione a una determinata commessa. Per ognuno dei punti decisionali deve essere preparato una sezione del PIR, che sarà poi completata nel corso della commessa.

  • AIR (Asset Information Requirements – Requisiti Informativi del cespite immobile).
    Definisce gli aspetti gestionali e tecnici del cespite immobile, quindi i metodi, le procedure, ecc.
    In questa sede saranno previste le informazioni relative agli incarichi che saranno poi integrate dagli incaricati stessi. Verranno poi redatti una serie di AIR che costituiranno un unico insieme coerente e coordinato di requisiti informativi.
    Una volta definito l’incarico, di cui si parla nella ISO 19650 – 2, l’AIR verrà integrato con la documentazione che verrà prodotta in merito.

  • EIR (Exchange Information Requirements – Requisiti di scambio delle informazioni).
    Definisce gli aspetti gestionali e tecnici della commessa, quali i formati d’interscambio, le coordinate di progetto, impostazione dei piani, ecc. Anche questo va integrato con gli apporti di tutti gli incaricati lungo lo sviluppo della commessa.

  • PIM (Project Information Model – Modello Informativo della Commessa).
    È il modello da cui ricavare le informazioni utili alla progettazione, produzione e messa in opera dell’immobile. Contiene dati dimensionali, quantitativi e specifiche tecniche.

  • AIM (Asset Information Model – Modello Informativo del cespite immobile).
    È il modello da cui ricavare le informazioni utili all’uso, gestione e manutenzione dell’immobile. Contiene informazioni circa le attrezzature installate, le date di installazione e manutenzione, programmazione dei cicli manutentivi.

Di seguito lo stesso schema con qualche esempio.

REQUISITI INFORMATIVI

Attenzione a non confondere l’EIR inteso come Employers Information Requirements di cui si parla nella PAS 1192 – 2 con l’Exchange Information Requirements di cui invece nella ISO 19650 – 1.

CICLO DI CONSEGNA DELLE INFORMAZIONI

Il ciclo di consegna delle informazioni, di cui si parla nel capitolo 6, viene pianificato nella fase ancora precedente alla stipula dei contratti e l’assegnazione degli incarichi; nelle fasi che seguono l’affidamento d’incarico, i dati verranno quindi aggiornati dagli incaricati stessi. Devono essere rispettati quattro principi:

  1. La gestione informativa è necessaria e deve essere seguita lungo tutto lo sviluppo della commessa.
  2. Le informazioni vengono sviluppate in modo progressivo, secondo una pianificazione che coinvolge direttamente i diretti incaricati e il proponente.
  3. I requisiti informativi devono essere trasferiti dal gruppo proponente alle diverse possibili aggregazioni degli incaricati.
  4. Gli scambi di informazione devono avvenire entro un ambiente di condivisione dei dati (ACDat) usando formati aperti e procedure condivise.

L’ambiente di Condivisione dei Dati viene utilizzato lungo l’intero ciclo di vita dell’edificio, e non si limita alla fase di produzione dei modelli e degli elaborati.

AIM e PIM

La figura precedente illustra i passaggi dalla fase gestionale, a quella di consegna e nuovamente alla fase gestionale. Dal modello AIM trasferiamo un primo livello di informazioni iniziali al modello PIM (non è necessario che nel modello AIM siano presenti delle geometrie, lo intendiamo nell’accezione di “modello di riferimento”). E’ il passaggio rappresentato dalla lettera A. Il modello PIM viene sviluppato lungo le diverse fasi fino a giungere alla fase di costruzione e consegna (B), quando si verifica di nuovo il travaso di informazioni dal PIM all’ AIM in vista della fase gestionale.

Il ciclo informativo si attiva per ogni “evento scatenante”. Per evento scatenante (trigger event) si intende un “evento pianificato o non pianificato che modifica un cespite immobile o il suo stato durante il suo ciclo di vita, dando luogo a uno scambio d’informazioni”. Ad ogni evento scatenante corrisponde un diverso uso del modello: analisi strutturale, analisi energetica, ma anche documenti approvativi, ecc.

Gli eventi scatenanti, qualora siano pianificati, vengono esplicitati all’interno del PIR per la fase di produzione e dell’OIR per la fase di gestione. Per ogni evento scatenante viene individuato un soggetto incaricato o un gruppo incaricato nel caso si abbiano diversi sottoincarichi. Per ogni scambio di informazioni vengono individuati e definiti:

  • Soggetti incaricati o Gruppo incaricato (nei riquadri grigio, azzurro o giallo).
  • Punti decisionali (rombo rosso): punto chiave definito dal committente.
  • Scambio di informazioni (pallino verde): le informazioni vengono riversate nel modello PIM o AIM.
  • Verifica e validazione delle informazioni (frecce verdi): l’ingresso delle informazioni deve essere autorizzato previa verifica e validazione.
  • Flusso di contenuti informativi (freccia blu verticale): come risultato delle precedenti voci si verifica un passaggio di dati che confluiscono nell’ambiente ACDat.

PRODUZIONE INFORMATIVA

Ogni evento scatenante costituisce una fase di consegna: ce ne possono essere diverse, non c’è un numero predefinito come nella UNI 11337 o nella PAS 1192 – 2 che ne prevedono entrambe 8, dalla Fase Esigenziale (Brief) alla Gestione e Manutenzione (In Use).  

Ogni fase è legata alla successiva: la successione di eventi scatenanti costituisce di fatto la successione delle fasi.

I capitoli 7, 8 e 9 approfondiscono i modi e i principi da considerare nella definizione di ognuno dei punti chiave del processo appena illustrato: saranno definiti quindi i tempi della consegna, ruoli, responsabilità e risorse, le strategie di aggregazione e scomposizione dei contenitori informativi (“insieme coerente di informazioni recuperabili all’interno di un file, di un sistema o di una struttura gerarchica”).

 

LE CONSEGNE.

Con il Capitolo 10 si pianificano le consegne. Al momento dell’affidamento, il soggetto incaricato stabilisce:

  • Verifica dei requisiti informativi dell’AIR e dell’EIR
  • Quando, quali e in che modo consegnare le informazioni
  • Indicazioni circa il responsabile della consegna
  • Chi è il destinatario delle informazioni.

In particolare saranno prodotti e sviluppati:

  • Piano di consegna per l’intera commessa: in casi più complessi il Piano di Consegna può essere costituito dai vari piani di consegna di ciascun incarico di commessa.

  • Matrice delle responsabilità che identifichi le funzioni della gestione informativa e i ruoli e responsabilità a loro connesse. 

  • Strategia di aggregazione della struttura. In questo caso si parte dalla rappresentazione geometrica del modello per allocare le funzionalità e pertinenze delle singole parti in rapporto all’insieme. Questo dà origine a una scomposizione in volumi che facilita l’individuazione delle parti. Particolare attenzione va riposta nella gestione delle interfacce.

volume strategy-1

In figura un esempio tratto dall’Appendice A: a ogni colore corrisponde un’area di competenza legata a diversi campi disciplinari o a insiemi comunque coerenti. Ogni volume viene identificato con un codice univoco che comporrà il codice identificativo, così che ogni elaborato o modello consegnato abbia una collocazione e posizione rispetto all’insieme. Nella ISO non viene menzionato il sistema di nominazione dei file, come avveniva invece nella PAS 1192 – 2; questo compito spetterà agli allegati nazionali.  

 

GESTIONE E PRODUZIONE COLLABORATIVA DELLE INFORMAZIONI.

Il capitolo 11 affronta le tematiche della gestione e produzione collaborativa delle informazioni: si introduce il concetto di interferenza informativa (analisi delle interferenze o clash detection) e di incongruenza informativa (model checking), indicando due livelli di interferenza, hard (due oggetti occupano lo stesso spazio) e soft (due oggetti si sovrappongono nelle loro aree di utilizzo).

La norma afferma successivamente la necessità di determinare il livello di fabbisogno informativo in base agli scopi del modello: la qualità, la quantità e granularità dei dati determinano i livelli di fabbisogno, vale a dire i LOD, anche se questi non vengono citati direttamente. Per granularità delle informazioni intendiamo il principio secondo cui è possibile “smembrare” un dato in componenti più piccole così da poterle “dosare” a seconda degli utilizzi. Nella figura sottostante vediamo sulla destra le stesse informazioni presenti nella tabella a destra: la differenza è che con la tabella a destra siamo in grado di gestire e filtrare i dati a seconda degli usi pianificati. 

Granularità dellinformazione

 

L'AMBIENTE DI CONDIVISIONE DEI DATI (ACDAT).

Con il Capitolo 12 viene ribadito il ruolo dell’ ACDat nella definizione della commessa. Tutte le informazioni devono essere gestite all’interno dell’ambiente di condivisione dei dati applicando i principi già visti: travaso dall’AIM al PIM e viceversa e i quattro stadi di gestione dell’informazione. In particolare ogni modello e ogni informazione che vengono presi in carico all’interno dell’ACDat deve acquisire:

  • Un codice di revisione
  • Un codice di stato degli usi ammessi.

Quest’ultimo individua quattro diversi stadi:

  1. Stato di elaborazione: i documenti vengono presi in carica all’interno dell’ACDat, preservando le responsabilità e di conseguenza gli accessi.
  2. Stato di condivisione: una volta verificati, i dati vengono resi disponibili a tutti i soggetti incaricati secondo modalità determinate dalla natura dell’incarico.
  3. Stato di pubblicazione: i modelli e gli elaborati possono essere infine utilizzati per lo scopo preposto.
  4. Stato di archiviazione: l’archiviazione dei dati è utile per avere una memoria storica della commessa, in casi di controversia o per essere riutilizzata nello sviluppo della commessa.

Fra uno stadio e il successivo bisogna sempre attuare un protocollo di verifica rispetto ai requisiti informativi adottati (elementi nei riquadri neri della figura).

QUATTRO STADI NELL ACDAT

Infine, il Capitolo 13 stabilisce che la gestione dell’informazione è distinta dalla produzione di elaborati e documenti, per quanto queste siano legate attraverso i vincoli e i rapporti di incarico all’interno della commessa.

L’ultima immagine sintetizza quanto visto fino ad ora:

PROCESSO BIM SECONDO LA ISO 19650

L'EVOLUZIONE DELLA NORMA.

Le norme non sono mai di semplice interpretazione: nel caso della ISO 19650 inoltre i riferimenti ad altre parti di normativa (gli Allegati Nazionali) che in molti casi non esistono ancora ci complicano ulteriormente la vita. Eppure è di fondamentale importanza acquisire i concetti della norma per poter comprendere a fondo il BIM e potersi coordinare con tutti i partecipanti al processo.
GRAPHISOFT siede al tavolo UNI dove vengono portati avanti i lavori sulla norma: rivisitazione delle norme esistenti da un lato, sviluppo delle norme restanti dall'altra, il tutto in coordinamento con i lavori del Comitato europeo CEN WG 442.

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Topics: BIM

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