Il primo compito quando passi al BIM

Articolo pubblicato da GRAPHISOFT Italia il 26 luglio 2019

Traduzione dell’articolo “Your first task when switching to BIM” di Jared Banks.

Il mio amico Jon ha scritto alcuni fantastici post; due dei miei preferiti parlano della marcia inflessibile del tempo (dovresti leggerli: Here We Go Again, The Wedge Between Us): entrambi gli articoli affrontano la necessità di adottare il BIM, indipendentemente da dove ti trovi nel tuo percorso lavorativo. Parlano anche direttamente ed indirettamente dell’infinito percorso di miglioramento.

Le persone hanno lottato contro la transizione al CAD, ed ora molte persone pensano di poter evitare il passaggio al BIM. O il passaggio da utilizzare banalmente un programma BIM a pensare e progettare in ottica BIM. O il passaggio da pensare e progettare in ottica BIM a rivoluzionare ciò che si produce...

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Aspetta, cosa? Evitare di passare al BIM?

Per quelli di noi che usano ARCHICAD, l’idea che le persone non sono ancora passare al BIM è quasi incomprensibile. ARCHICAD ha più di trent’anni. Molti di noi quindi festeggiano dieci, venti, venticinque, o addirittura trent’anni di utilizzo di ARCHICAD. Ci sono persone che lo hanno utilizzato per tutta la loro carriera. Ci sono persone che non hanno MAI utilizzato un software CAD.

Conosco un utente qui a Seattle che è passato direttamente dal disegno manuale ad ARCHICAD. Ha potuto saltare il CAD. E non l’ha utilizzato prima che la maggior parte delle persone intorno a lui vedessero addirittura il CAD come un vero miglioramento rispetto al disegnare a mano tutto il giorno.

Per ogni utente veterano e brizzolato, ce ne sono molti altri che sono preoccupati del loro primo upgrade o emozionati nel non sentirsi più come dei novellini. Molti studi hanno già fatto il grande passo di passare al BIM negli scorsi anni, lasciando definitivamente il mondo bidimensionale del CAD.

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Passare al BIM nell’era dei Big Data

Ad oggi, la pressione per ottenere di più dal BIM si fa più grande che mai. Negli scorsi anni, siamo passati al BIM perché volevamo un software nuovo e pensavamo che i modelli 3D fossero fighi. Oppure avevamo un nuovo lavoro ed è quello che veniva richiesto dall’azienda.
Ma le ragioni che portano all’utilizzo del BIM oggi sono ancora più fantastiche.

Non è più sufficiente fare solo modelli 3D, o avere semplicemente le tavole prodotte in maniera automatica. La posta in gioco è più alta. Gli obbiettivi sono più alti.
Realtà Virtuale, Realtà Aumentata, stampa 3D, robot, intelligenza artificiale: sono tutte cose reali oggi. Erano delle cose inimmaginabili quando ho iniziato ad utilizzare ARCHICAD nel 2006. Ora le aziende progressiste e all’avanguardia stanno studiando come integrare tutte queste tecnologie e molto altro.

I clienti sono più esigenti che mai. Gli standard BIM sono diventati più diffusi e pretenziosi. Il formato IFC è iniziato nel 1994, IFC2x3 è stato rilasciato nel 2006, ma è stato solo dal 2011 con ARCHICAD 15 che il formato è cominciato ad essere realmente importante per gli utenti più ostici. E in realtà forse è solo da ARCHICAD 17 che l’importanza dell’IFC è cresciuta esponenzialmente.

Per quelli di noi che hanno imparato ARCHICAD prima del 2012, vi sono visti passare anni prima che l’attuale ossessione per i dati prendesse il sopravvento. Quelli che invece imparano ARCHICAD adesso, sono costretti ad ascoltare gli esperti parlare approfonditamente di dati piuttosto che del modo migliore per eseguire un prospetto automatico. E questo rende il passaggio al BIM ancora più difficile. La conversazione è andata oltre. Il focus di ciò che conta non è più all’interno dello spettro di contenuti affrontabile alla maggior parte dei nuovi utenti.  I risultati di un nuovo utente che un tempo avrebbero suscitato incoraggiamento da parte dei veterani, ora potrebbero essere accolte con “sì, bello, ma quello che realmente conta è l’informazione”.

Siccome un numero sempre maggiore di studi sceglie di adottare il BIM per le giuste ragioni, temo che troppe non riusciranno a effettuare la transizione. E troppo pochi faranno il salto senza angoscia, profitti persi e traumi esistenziali. Questo perché la prassi è quella di acquistare il software, ascoltare le promesse e saltare nel vuoto aspettandosi un grande successo e un risultato sorprendente fin dal primo giorno. Gli studi che acquistano rischiano di concentrarsi sul ciò che stanno facendo gli studi che hanno già acquisito una grande esperienza nel BIM. Questa è una trappola.

Quando si passa al BIM, indipendentemente che sia il 1989, il 2009 o il 2029, bisogna sempre fare lo stesso primo passo. Non intendo il primo passo per alcune persone, intento il primo passo per CHIUNQUE stia imparando il BIM. SEMPRE. Indipendentemente dal software scelto.

Questo è sempre il primo passo: prima fa combaciare, poi supera.

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Questo è sempre il PRIMO PASSO

Quando si passa ad ARCHICAD, il primo obbiettivo è quello di far combaciare la velocità e la qualità che si aveva con il software precedente. Fa quello che facevi prima, poi fallo meglio. Poi aggiungi altro. Questo è il percorso per il successo in un flusso di lavoro BIM. Fa combaciare velocità e qualità. Se vieni da un flusso CAD in cui potevi produrre un meraviglioso set di tavole in 100 ore, allora il primo passo è quello di realizzare in ARCHICAD un set equivalente di una bellezza equivalente nelle stesse 100 ore. Semplice. Quando passi ad ARCHICAD assicurati di poter eguagliare quello che facevi in precedenza. Stesso obbiettivo, stesso costo, stessa qualità, stesso tempo. Sistema tutti i passaggi e lavora sodo finchè il pre-BIM ed il post-BIM sono altrettanto redditizi.

Prima fa combaciare, poi supera.

Se sei orgoglioso delle tue bellissime tavole, come priorità fa delle tavole bellissime con ARCHICAD. Accetta che la bellezza potrebbe essere differente. Fa combaciare la qualità estetica, ma non cercare di replicare. Trova un’equivalenza. Sentiti libero di fare cose che gli “esperti di BIM” si imbarazzerebbero a fare.

Sono fermamente convinto che non dovresti mai perdere tempo a delineare i prospetti con spesse linee 2D per aiutare a far “risaltare” il disegno. Lo facevo anche io, ma non lo faccio da anni. E penso che sia sciocco. Tuttavia ho usato ARCHICAD per un decennio e per molto tempo l’ho fatto. In effetti, se vado abbastanza indietro nel tempo, ho fatto molti disegni completamente in 2D. Quando ho imparato ARCHICAD, usavamo a malapena il modello 3D, per non parlare del render fotorealistico. È così che ho ottenuto la mia velocità. È così che ho imparato il BIM. Ed è quello che devi fare anche tu. Trucchi, tutorial, eccetera, ti servono tutti allo scopo di arrivare dove eri. Se offrivi rendering pre-BIM, non promettere rendering nei primi uno o due progetti che svolgerai in BIM. Oppure dì a te stesso che sono dei bonus, da realizzare una volta compiuto il tuo lavoro. O che sono dei servizi aggiuntivi che i tuoi clienti possono acquistare. Alla fine, potrebbero diventare una parte inclusa nelle tue offerte, ma quando stai imparando per la prima volta ARCHICAD, non realizzare rendering gratuitamente. Non prometterli ai tuoi clienti, colleghi o responsabili. Non fanno parte di questa prima fase di conquista del BIM.

Non distrarti da altre esigenze, ma ricordi anche che questo è solo il primo passo, non l’obbiettivo finale. Devi comprendere che le soluzioni iniziali, non saranno quelle finali. Se hai bisogno di sfruttare “tecniche anti-BIM” per far combaciare i tuoi vecchi metodi, fallo. Ma non sentirti a tuo agio con queste soluzioni. Non incastrarti in un angolo. Utilizza pure delle scorciatoie, ma comprendi che ad un certo punto dovrai abbandonarle. Se fai cose non-BIM, ricorda che una volta che avrai raggiunto la qualità e la velocità del tuo vecchio metodo, il prossimo passo sarà quello di eliminare le cattive abitudini che hai usato per arrivarci. Questo è qualcosa che gli utenti di lunga data hanno fatto in tempi meno impegnativi. Bilancia queste scorciatoie sfruttate per essere redditizio con il tempo aggiuntivo necessario per rimuoverle.

Se stai imparando ARCHICAD, devi fare gli stessi passi che hanno fatto tutti – i passi che abbiamo fatto nell’ignoranza coccolata dalle grandi possibilità. Quelli di noi che utilizzano ARCHICAD da lungo tempo hanno avuto il beneficio di crescere con il programma. Tu non lo avrai (non subito almeno). Ma hai il beneficio di imparare un software più semplice e decisamente migliore (la prova: il calcolatore aggiornato). I tempi cambiano. I software si evolvono. Le persone imparano. Ciò che ha richiesto a molti di noi anni di lavoro per poterlo padroneggiare, ciò su cui abbiamo speso innumerevoli progetti di sviluppo e perfezionamento, tu lo puoi fare quasi subito. QUASI subito. Noi abbiamo dovuto scoprire, tu devi solo conquistare. Il percorso è comunque sempre lo stesso. Impari A prima di B prima di C prima di Z. Non puoi saltare dei passaggi. Non ancora. Devi seguire il percorso. Prima di poter esportare un IFC per il controllo delle collisioni, di fare un render fotorealistico, uno studio del movimento del sole, o inviare un modello per la costruzione, è necessario innanzitutto realizzare un prospetto senza barare con il 2D. Un buon prospetto può non essere il motivo per cui sei passato ad ARCHICAD, ma è quello che devi fare come prima cosa.

Jared Banks
Leggi qui l'articolo originale

 

Vogliamo aggiungere solo un paio di cose all'articolo di Jared Banks:

 

Quanto tempo ci vuole per passare al BIM?

È un percorso graduale e non senza ostacoli, principalmente date dalle aspettative che ci si dà nel passaggio al software. Come sempre, ci vuole pazienza, costanza e testardaggine. E sicuramente, non dimenticare che non bisogna per forza affrontare tutto da soli.
Ne abbiamo parlato approfonditamente nell’apposito articolo: quanto tempo occorre per “imparare il BIM”.

 

Non sei solo nel passaggio al BIM

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Topics: BIM

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