BIM

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Progettare Green: perché i CAM oggi non esistono senza il BIM

Scritto da Roberto Marin
il 22 aprile, 2026

Tag: Documentazione

Siedo alla mia scrivania e, per un attimo, lo sguardo cade sulle mie vecchie Rapidograph appoggiate su uno scaffale quasi fossero un cimelio di un’epoca eroica e lontana. Se mi guardo indietro, posso dire che la metà dei miei anni li ho passati a disegnare, progettare e, soprattutto, a cercare di capire come far stare insieme i mattoni con i bit.

Quando ho iniziato, il massimo dell’innovazione era passare dal tecnigrafo al CAD bidimensionale. Oggi, mentre apro il mio modello su Archicad, mi rendo conto che non stiamo più semplicemente disegnando: stiamo costruendo virtualmente.

L’evoluzione tecnologica sta galoppando velocissima verso nuovi software e, ancora di più, verso una nuova mentalità.

Il costante aggiornamento delle norme ne è la prova tangibile; ne abbiamo già discusso in un precedente articolo a proposito delle nuove Linee Guida del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ma oggi vorrei parlarvi di un aspetto che mi sta particolarmente a cuore.

 

La scossa del nuovo codice

Ricordo bene quando si parlava di BIM come di una curiosità per pochi eletti o per grandi studi internazionali, qualcosa di esoterico, decisamente più misterioso del CAD.

Il nuovo Codice Appalti ha sancito l'obbligo di utilizzare metodi e strumenti di modellazione elettronica per l'edilizia e le infrastrutture. Andando oltre la scelta affidata alla buona volontà del singolo progettista, oggi il BIM è un pilastro della Pubblica Amministrazione e un'accelerazione irreversibile verso la digitalizzazione.

 

Il RUP e la sfida della consapevolezza

La figura del RUP si è ormai evoluta passando da Responsabile Unico del Procedimento a Responsabile Unico del Progetto.

Può sembrare solo un'etichetta, in realtà è un carico di responsabilità ben diverso. Il RUP si ritrova a gestire sfide tecniche particolarmente complesse con strumenti non sempre all’altezza, costringendoci ad accettare, a denti stretti, l’utilizzo di file in formato DWG. Ed è proprio sulle attività di supporto al RUP che pone l’accento il nuovo quadro normativo.

A tal proposito, lascia che ti racconti un aneddoto. Durante un progetto complesso, articolato in dodici appalti diversi, il passaggio dal PFTE al PE ha messo in luce una lacuna critica: mancava il dimensionamento e la computazione di una scala antincendio.

Non credo di essere lontano dal vero dicendo che, in un flusso di lavoro BIM, una svista del genere avrebbe fatto accendere sullo schermo una lampadina così accecante da regalare a tutti i presenti un’abbronzatura degna di una vacanza ai Tropici! Un modello informativo ben costruito permette di individuare le interferenze e risolvere le criticità prima che si trasformino in varianti in corso d’opera: risparmiandoci pesanti mal di testa economici e legali.

Il supporto specialistico, come quello offerto da dipartimenti di consulenza dedicati alla digitalizzazione, diventa quindi il braccio destro tecnologico della stazione appaltante. Oltre a "fare il modello" bisogna gestire il processo informativo in modo che ogni decisione sia tracciata e data-driven.

 

Perché scegliere Archicad

Ad ogni incontro degli “Architetti Anonimi”, la domanda sorge spontanea: “Perché continuo a scegliere Archicad?” La risposta è nella sua filosofia: il Virtual Building è da sempre l'approccio più vicino al nostro modo di pensare. Archicad mi permette di restare creativo anche quando devo gestire una mole enorme di dati tecnici.

Oggi l’asticella si è alzata: pensate al BIM Staging (concetto affascinante spiegato bene da Florian Boje nel podcast Archicad Talks). In un mercato così evoluto, e specialmente nel complesso mondo degli appalti pubblici, la vera forza di Archicad è la sua vocazione per l’OpenBIM.

Quando si lavora con la Pubblica Amministrazione, non si può restare chiusi in formati proprietari che escludono altri professionisti e che rendono l’archiviazione di questi dati schiava di un limitato numero di software in grado di leggerli; mai come in questo periodo il tema della sovranità digitale di uno Stato sta rivelando il suo lato squisitamente politico.

L'interscambio tramite standard IFC è vitale perché si appella alla democrazia del dato: io progetto la parte architettonica, lo strutturista lavora con il suo software specifico e tutto converge in un modello federato che il RUP può controllare e validare.

CAM progetto green

 

CAM 2026: la fine del Greenwashing

Un altro tema che mi sta a cuore, e che il nuovo Codice mette in primo piano, è quello dei Criteri Ambientali Minimi (CAM). Vent'anni fa la sostenibilità era una sorta di etichetta, un espediente usato per far sembrare i progetti più “verdi”. Oggi, invece, negli appalti pubblici la sostenibilità è diventata un obiettivo da perseguire con estremo rigore, come indicato nel D.M. 21/11/2025 e relativa circolare MASE esplicativa 77569 del 10 aprile 2026. È proprio qui che l’adozione del BIM mostra la sua vera potenza.
Come posso dimostrare, in modo analitico e non solo descrittivo, che il mio edificio rispetta i CAM? Semplice, attraverso il modello informativo.

Da questo prezioso database posso estrarre quantità precise di materiali riciclati, calcolare con esattezza l'impronta di carbonio e simulare il comportamento energetico dell'edificio nel tempo.
Il nuovo Decreto sostituisce i criteri del 2022 e introduce cambiamenti significativi che non possono essere ignorati:

  • Ampliamento dell'ambito di applicazione: i criteri non sono più limitati ai soli edifici, ma si estendono a qualsiasi tipo di manufatto o opera (fino alla pubblicazione di CAM specifici per altre categorie);
  • Gestione del rischio Radon: viene fissato un target di concentrazione massima negli edifici pubblici e questo requisito diventa una prescrizione progettuale generalizzata, non più limitata alle sole "aree prioritarie”;
  • Relazione CAM di progetto e di rendicontazione: viene introdotto l'obbligo di redigere una specifica "Relazione CAM di progetto" (a cura del progettista) e una "Relazione di rendicontazione CAM" (a cura dell'impresa affidataria) per monitorare il rispetto dei criteri durante l'esecuzione dell’opera;
  • Specifiche di prodotto: Sono previsti nuovi obblighi sull'utilizzo di percentuali minime di aggregati riciclati;
  • Integrazione con il BIM: Il progettista deve presentare specifiche ambientali all'interno dell'offerta di gestione informativa.

Un’ulteriore spinta normativa è arrivata con il D.M. del 12 agosto 2024, che estende i requisiti dei CAM anche ai Contratti a Prestazione Energetica (EPC), rendendo di fatto obbligatorio un controllo dei dati che solo un flusso BIM può garantire.

Questi si applicano ai servizi energetici per i sistemi edifici-impianti (illuminazione, impianti termici, ecc.) e impongono che la conformità ai criteri sia mantenuta per tutta la durata del contratto.

Inoltre, una recente sentenza del Consiglio di Stato (n.10473/2024) ha ribadito la natura obbligatoria dei CAM: il mancato inserimento dei criteri nei bandi di gara può determinare l'annullamento dell'intera procedura di appalto, in quanto considerati elementi imprescindibili.

 

Dalla teoria al cantiere

La teoria è affascinante, ma noi architetti viviamo di cantiere. Pensando alla pratica, ci sono diverse situazioni che mi vengono in mente e che probabilmente avrai vissuto anche tu:

1. Riqualificazione di Scuole Storiche: gestire un rilievo laser scanner e trasformarlo in un modello BIM su Archicad permette al RUP di avere una radiografia dell'esistente. Le interferenze tra i nuovi impianti e le strutture antiche vengono risolte a monitor, non con il martello pneumatico in mano.

2. Gestione del Ciclo di Vita (Facility Management): una stazione appaltante lungimirante non vuole solo l'edificio finito, vuole il "gemello digitale". Grazie ai metodi elettronici imposti dal Codice, oggi consegniamo modelli che serviranno per la manutenzione nei prossimi trent'anni. Sapere esattamente dove passa una tubazione o quando scada la garanzia di un infisso è il vero risparmio per la collettività.

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Basi solide per il futuro: l’architetto 2.0

Guardando a un futuro in cui l’Intelligenza Artificiale applicata al BIM sarà predominante, mi rendo conto che l'essenza del nostro lavoro è rimasta la stessa: costruiamo spazi per le persone. Ciò che è cambiato radicalmente, però, è la precisione con cui lo facciamo.

Certo, gli ostacoli non mancano: la formazione del personale e l'aggiornamento dei processi interni sono sfide ancora aperte in molti studi, ma i benefici in termini di trasparenza, efficienza e qualità architettonica ripagano ogni sforzo. È un momento entusiasmante per essere un architetto.

Il Nuovo Codice Appalti non è solo una noiosa serie di articoli di legge: è un invito a modernizzare il nostro Paese. E noi, armati dei nostri software di BIM authoring e della nostra esperienza di cantiere, siamo i traduttori di questa visione.