Il BIM è davvero utile?
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Il BIM è davvero utile?

La burocrazia ci sta facendo dimenticare a cosa serve davvero il BIM? Fra capitolati da 500 pagine, liste di verifiche formali e acronimi normativi, l'impressione è che il BIM da strumento per progettare meglio si sia trasformato in una casella da spuntare. Ma la soluzione non è abbandonarlo: basta cambiare approccio, superare la trappola del "modellare tutto per forza" e ritrovare la domanda giusta da porsi prima di aprire Archicad per far tornare l'informazione al servizio delle decisioni reali.

Qualche settimana fa ho partecipato a una classica riunione di coordinamento e, come sempre, ho portato con me il mio portatile e il mio tablet. Per fortuna, aggiungo.

Infatti, a causa di un problema tecnico, non era possibile visionare il modello sullo schermo della sala: un inconveniente risolto elegantemente dal mio hardware. Così, in pochi minuti, è stato possibile osservare il modello che era stato dettagliato secondo il capitolato informativo del committente dopo due interi giorni di lavoro. Livelli di fabbisogno informativo rispettati, tutti gli oggetti classificati, le proprietà compilate, l'IDS rispettato al millimetro.

Il coordinatore BIM della controparte ha aperto il file, ha controllato che le classificazioni tornassero, ha annuito e siamo passati al punto successivo all'ordine del giorno. Nessuno, in quella riunione, ha guardato il modello per capire come risolvere un problema di progetto: l'hanno guardato solo per verificare che fosse conforme.

Sulla via del ritorno in studio, si è palesata una domanda che ha continuato a girarmi in testa per un bel po': quando è successo che il BIM, da strumento che mi aiutava a progettare meglio, è diventato una cosa a cui devo semplicemente obbedire?

 

Il ricordo di quando funzionava

La mia anzianità di servizio mi tradisce: la mia carriera è partita con le tavole di progetto disegnate a china con il tecnigrafo, per poi passare al CAD. La sensazione di efficienza provata in quel passaggio è stata diversa rispetto al sollievo arrivato con il modello 3D, e soprattutto con l'avvento del 3D BIM: dove disegnavo il muro, esisteva contemporaneamente in pianta, sezione e prospetto.

Inoltre, gli errori di coordinamento che prima scoprivo in cantiere – o peggio, dal cliente – li vedevo prima, direttamente sul modello. Non serviva un execution plan per capire perché fosse utile: bastava aprire una sezione e vedere un problema di interferenza tra strutture o impianti, invece di scoprirlo tre settimane dopo con una telefonata dell'impresa.

Quella prima ondata di BIM aveva una caratteristica precisa: risolveva un problema che avevo in quel momento sul tavolo mentre progettavo. Non era una promessa futura, era un beneficio immediato.

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Poi è arrivata la mandria di acronimi

Con la maturazione del settore è arrivato tutto il resto: i Livelli di Fabbisogno Informativo, i piani di gestione informativa, le matrici di responsabilità, gli standard di scambio e le certificazioni. In Italia, in particolare, la UNI 11337 e tutto l'impianto che ruota attorno al Codice dei contratti pubblici hanno dato una struttura necessaria, soprattutto per le opere pubbliche, dove serve un linguaggio comune tra stazioni appaltanti, progettisti e imprese.

Nessuno di questi strumenti è sbagliato in sé, sia chiaro. Il problema è più sottile: a un certo punto la domanda che ci si pone davanti al computer non è più "questo modello mi sta aiutando a risolvere il problema che ho incontrato?", ma "questo modello soddisfa il capitolato?". Sono due domande che sembrano vicine e invece sono lontanissime: la prima riguarda solo il progetto, la seconda solo la documentazione.

Immagino che tutti, in qualche misura, abbiamo visto modelli costruiti a un livello di dettaglio spropositato rispetto a quello che serviva davvero al progetto, solo perché il capitolato informativo lo richiedeva.

Nella fattispecie, mi ricordo nitidamente quando mi è stato consegnato un capitolato informativo di quasi 500 pagine accompagnato dalla richiesta di modellare tutto, fino al bullone. Chiaramente qui si è perso il concetto di BIM fin dall'inizio, richiedendo una quantità esorbitante di ore spese a popolare proprietà IFC che nessuno, in tutta la vita del progetto, consulterà mai.

Sia ben inteso, non è colpa del BIM né di Archicad, che anzi con il BIMcloud, i Property Manager e gli schemi IFC personalizzati ti dà tutti gli strumenti per farlo bene: il problema è insito nella domanda, completamente sbagliata e fuori strada. Si stava producendo un output, non risolvendo un problema.

 

Il dato italiano che conferma il sospetto

Può sembrare solo una mia impressione da architetto con uno studio torinese di provincia, limitato al mio piccolo intorno. Sarebbe bello, lo ammetto io per primo, ma purtroppo non è così.

Il primo rapporto nazionale sulla digitalizzazione e gestione informativa delle opere pubbliche e private, presentato il 16 luglio 2026 dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri, mette in fila numeri che raccontano esattamente questa distanza tra percezione e pratica. L'85% circa degli ingegneri italiani si dichiara interessato al tema, ma il 43% non ha mai lavorato, negli ultimi cinque anni, a un progetto BIM. Solo il 7% dichiara competenze avanzate, contro un 71% che si colloca tra un livello frammentato (50%) o nullo (21%).

E qui arriva il dato che secondo me spiega tutto il resto: in più sezioni l'indagine conferma che gli ostacoli principali percepiti non sono tecnologici, ma organizzativi.

Tradotto nella pratica quotidiana: il problema raramente è che Archicad non sia in grado di fare qualcosa. Il problema è che il BIM viene richiesto perché "va richiesto", senza pensare al perché e a quale problema vada a risolvere, e senza che ci sia chiarezza su quali decisioni quel modello debba effettivamente supportare. Si genera un capitolato informativo perché è obbligatorio, non perché qualcuno si sia seduto a chiedersi: quali informazioni servono davvero, a chi, e per decidere cosa? Da lì a generare un mostro di 500 pagine, il passo è breve.

 

Il BIM aiuta a vedere i problemi

Qui arrivo al punto che mi sta più a cuore: il modello non prende decisioni al posto tuo. E nemmeno l'AI deve farlo! La responsabilità di ogni decisione presa è sempre del progettista. Queste tecnologie non riducono automaticamente i ritardi, non eliminano i conflitti in cantiere e non abbassano i costi solo perché esistono.

Il BIM fornisce visibilità e informazione. Però l'informazione, da sola, non risolve niente: sei tu, il progettista, che devi trasformarla in una decisione.

Ho imparato, come tutti sbagliando, che prima di aprire Archicad e iniziare a modellare avendo in testa solo "il progetto è in BIM", conviene fermarsi e fare qualche riflessione più a monte, come ad esempio: "Qual è il problema reale che sto cercando di risolvere in questo progetto?". Non mi devo chiedere quale sia il livello di dettaglio da raggiungere, ma piuttosto cosa mi manchi oggi per prendere una decisione buona.

In senso generale bisogna chiarire se si tratti di un tema di coordinamento impianti, di un computo metrico affidabile, della comunicazione con un cliente che fatica a leggere una pianta o della gestione di varianti in corso d'opera. Tutti aspetti che vanno gestiti in modo mirato, senza ricorrere per forza ad acronimi per risolverli.

Il valore del BIM è nell'anticipare le decisioni, che possono poi essere documentate a posteriori: questo, non a caso, è il vantaggio che gli ingegneri italiani riconoscono più di ogni altro nel rapporto CNI, con una percentuale del 58% che lo indica come beneficio principale.

Stabilita l'informazione che mi serve oggi per prendere una decisione, posso chiedermi come Archicad possa fornirmela: un abaco interattivo per il computo, uno schema IFC personalizzato per il monitoraggio energetico, un semplice modello volumetrico condiviso per far capire al cliente l'ingombro di un ampliamento in sottotetto, oppure una tavola 2D ben fatta, se è quello che davvero serve in quel momento. Tutte cose utili per un professionista chiamato a risolvere un problema contingente, senza che nessun purista del BIM si scandalizzi.

 

Non tutto deve essere un modello

C'è un pregiudizio diffuso, alimentato proprio dall'associazione automatica tra BIM e modello 3D, secondo cui se non è modellato in 3D non è BIM, e se non è BIM non vale. È un'equazione falsa.

Gestione informativa, coordinamento e tracciabilità delle decisioni sono attività che spesso si possono supportare benissimo anche con un foglio di calcolo ben fatto, una riunione impostata bene o un documento di sintesi condiviso, senza che qualcuno debba per forza aprire un file di progetto e modellare un dettaglio che nessuno userà mai. Per ritornare all'esempio del capitolato informativo e del bullone: dopo che ho controllato che il bullone abbia lo stesso numero di spire di quello reale, cosa me ne faccio di preciso di questa informazione?

Nella mia esperienza, i progetti dove il modello ha creato davvero valore sono quelli in cui il livello di dettaglio è stato deciso in funzione di cosa doveva servire e a chi, non in funzione di una tabella LOD copiata da un capitolato tipo. E i progetti dove il modello è diventato un peso morto sono, quasi sempre, quelli in cui qualcuno ha iniziato a modellare prima di essersi chiesto il perché.

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Tornare alla domanda giusta

Non sto dicendo che i quadri normativi, la UNI 11337 o i capitolati informativi siano inutili, anzi! Per le opere pubbliche italiane sono probabilmente l'unico modo per portare ordine in un settore dove, lo dicono i numeri del CNI, la maturità digitale media è ancora bassa e frammentata: proprio per superare questo divario c'è il portale Graphisoft Learn tutto da esplorare.

Quello che sto affermando è che, come professionisti che usano questi strumenti ogni giorno, dobbiamo essere noi i primi a non perdere di vista la domanda originale.

Prima di aprire un nuovo progetto in Archicad e iniziare a popolare classificazioni e proprietà, mi sono ripromesso di farmi sempre la stessa domanda che mi facevo vent'anni fa aprendo il mio primo file 3D: questo mi sta aiutando a capire e a decidere qualcosa, o sto solo compilando un modulo molto elaborato?

Se la risposta è la seconda, forse il problema non è il BIM: semplicemente ho smesso di chiedermi a cosa serve.

 

 

 

 

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