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Automatizzare i Processi Archicad: procedure di Modellazione Avanzata

Scritto da Mario Napolitano
il 23 giugno, 2022

Tag: Lavorare in BIM, Documentazione

Nei mesi precedenti abbiamo parlato di alcuni sistemi di automazione in Archicad; in particolare abbiamo rivolto l’attenzione ai processi documentali e alle loro informazioni. A differenza di quanto si potrebbe comunemente pensare, non siamo partiti dalla modellazione ma dagli aspetti che considero essere il primo fattore di business value per comprendere le potenzialità della metodologia BIM.

Prima di passare alla terza parte di questa serie di articoli sull’automazione dei processi in Archicad, è doveroso fare un piccolo resoconto dei vari argomenti trattati. Visto che non sono stati pochi. Nella prima parte abbiamo trattato la fase di creazione dei documenti e, di conseguenza:

  • Automatizzato la creazione delle Viste del Modello per tutte le tipologie di elaborati;
  • Semi-automatizzato l’impaginazione dei Layout;
  • Chiarito come impostare i Set di Pubblicazione per diverse fasi progettuali.

Nella seconda parte, invece, abbiamo posto l’accento sull’inserimento delle informazioni all’interno dei nostri documenti; facendo anche riferimento alle ultime indicazioni fornite dalla ISO 19650 come:

  • Impostare le Info Progetto e utilizzarle nei Layout Master tramite i Testi automatici;
  • Automatizzare l’aggiornamento dei Layout Master tramite i Fogli di Lavoro;
  • Verificare le informazioni tramite gli Indici Progetto creando un Task Information Delivery Plan.

Pronti per automatizzare la parte pratica di modellazione? Iniziamo questa terza parte.

 

Fattore 1%: l'esercizio di Modellazione

Quando si approccia per la prima volta un software di BIM Authoring ci si concentra maggiormente sulle competenze di modellazione. YouTube ha rappresentato nell’ultimo decennio il mezzo di studio preferito per i neofiti autodidatti BIM. Come un po’ tutti anche io ricado in questa categoria, penso che non sia l’unico a cui Luca Manelli ha dato, seppur in maniera digitale, un bel po’ di aiuto per diventare padrone dello strumento. Ho raccontato qualche aneddoto nel mio primo articolo su questo blog; in sostanza posso dire che ero una  vera “schiappa” su Archicad. Ma esercitandomi costantemente alla fine i risultati sono arrivati…fattore 1% direbbLuca Mazzucchelli.

Fattore 1% come tecnica di automiglioramento continuo, scritto dallo psicologo Luca Mazzucchelli.

Internet è ormai saturo di contenuti da cui imparare e trarre piccole ma utili lezioni sulla nostra nuova pratica progettuale. Non stravolgerò la vostra pratica nelle prossime righe, piuttosto cercherò di condensare quelle che sono alcune delle mie procedure di modellazione avanzate tramite alcune funzioni e metodi.

 

Tutti hanno dei Preferiti

Non intendo i tuoi amici preferiti né tantomeno figli o nipoti preferiti. Ogni architetto utilizza degli elementi tipici, o per meglio dire preferiti, nelle sue architetture e idee progettuali. 

Giusto per contestualizzare, ricordo un’episodio in particolare avvenuto durante la mia esperienza universitaria. Noi (ex) studenti di architettura siamo famosi per gli esami progettuali di gruppo e sin dal primo anno ho sempre unito le forze con mio caro amico e poi collega; squadra che vince non si cambia, insomma. Fortuna volle che fosse figlio d’arte, da architetto padre ad architetto figlio. Due generazioni a confronto dove non sono mancate le occasioni in cui le revisioni venivano svolte insieme a lui invece che con i professori del corso. D’altronde, avendo collaborato in gioventù con Renzo Piano per la realizzazione dello stadio San Nicola di Bari, perché non approfittarne?

Ecco di queste revisioni mi porterò sempre stampato in mente l’utilizzo strutturale della trave a cassone. Due magiche paroline che fuoriuscivano dalla sua bocca ad ogni revisione. Immancabile oserei dire oggi, un must del suo modo di progettare e intendere l’architettura per anni e anni.

Esempio di una tipologia di trave a cassone. Per la cronaca, nonostante i continui suggerimenti, io e il mio collega non abbiamo mai utilizzato questa tipologia di travi.

Un Preferito, insomma, è un elemento che nella nostra pratica quotidiana utilizziamo la maggior parte delle volte. Usare i Preferiti in Archicad ci permette di salvare e applicare configurazioni delle impostazioni dei nostri strumenti… preferiti ovviamente. Creare un Preferito è abbastanza semplice ed immediato mediante ogni pannello di settaggio degli elementi, ma vi consiglio di tenere sempre a portata di mano la relativa palette richiamabile dal menu Finestre.

Procedura di creazione di un Preferito mediante la finestra delle impostazioni Strumento.

 

Magari sarà un’ulteriore finestra che andrà ad occupare il vostro spazio di lavoro su monitor ma in questo modo, oltre a creare un Preferito mediante l’icona a forma di stella, riuscirete ad organizzare correttamente gli elementi mediante delle apposite cartelle. Potreste pensare di creare categorie raggruppate di Preferiti in base alle vostre esigenze, ad esempio rivestimenti, pavimentazioni, prodotti e così via. Oppure potreste utilizzare l’organizzazione degli elementi edilizi della UNI 0051 “Classi di unità tecnologiche e classi di elementi tecnici”. Insomma le vie sono molteplici, dipende tutto dai vostri flussi di lavoro e da come vorrete riorganizzarli in chiave BIM.

Ci sono però alcuni aspetto da tenere in considerazione. Ad esempio cosa mantiene memorizzato il Preferito? In questo caso vi elenco una serie di alcuni parametri in grado di essere salvati:

  • Dimensioni personali nella finestra delle Impostazioni dello Strumento (spessore, altezza del muro, ecc.);
  • Dati come ad esempio Classificazioni e Proprietà;
  • Lucido di default e impostazioni di altri Attributi come Strutture Composte, Materiali da Costruzione, ecc.;
  • Elementi di Libreria contenuti al suo interno come nel caso del Timbro Zona per le Zone.

Procedura di ridefinizione manuale di un Preferito mediante la finestra di settaggio.

I Preferiti vengono, infine, salvati nel file di progetto, ma possono essere importati ed esportati su più progetti mediante la funzione apposita della palette. Come avete potuto intuire quest’ultimo passaggio, forse, non è così ottimizzato ed automatizzato per i miei gusti.

 

Come sfruttare il Database BIM

E se invece i vostri Preferiti venissero aggiornati automaticamente in tutti i tuoi file di progetto con un solo clic? Ovviamente tutto ciò non è possibile farlo tramite la palette dei Preferiti ma con qualcosa di diverso, sicuramente con qualcosa di un livello di competenza più elevato. Chi mi segue da un po’ sa che ogni tanto cito il famoso Database BIM. Ma cosa sarà mai?

Per farti un esempio pratico, pensa al tuo archivio fisico dei materiali. Ecco traducilo da un punto di vista digitale come un database vero e proprio. In Archicad tutto ciò si tradurrebbe in Materiali da Costruzione standardizzati e univoci. Su queste due parole si fonda il concetto di Database BIM, una sorta di file Archicad dove viene collezionata ed archiviata la conoscenza progettuale di uno studio, il cosiddetto know-how ma questa volta digitale.

Il Database BIM raccoglie Attributi, Legende, Oggetti, Preferiti e tanto altro. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno in maniera massiccia e standardizzata nel quotidiano. Come colleghiamo, quindi, due differenti file Archicad? 

I moduli rappresentano il modo in cui è possibile relazionare questa tipologia di file con i restanti di progetto. Una sincronizzazione a ogni modifica e tutto ciò sarà disponibile per ogni singolo progetto. E magari utilizzando il comando Trasferisci Parametri è possibile richiamare elementi collegati del Database e utilizzarli per modellare in maniera ancora più rapida. 

Forse sembra ancora un concetto difficile da comprendere ma sicuramente scriverò un articolo su questo tema in modo da sviscerarlo per bene. Nel frattempo spero di aver messo in moto i tuoi pensieri al riguardo.

 

Utilizzare al meglio i Profili Complessi

Se raramente vedo i utilizzare i Preferiti in fase di modellazione al contrario riscontro sempre un uso spropositato dei Profili Complessi. Forse avrei dovuto aggiungere anche la parola semplice alla parola uso, visto che molto spesso questi non vengono sfruttati al pieno delle loro potenzialità.

Differenza fra Modificatori di allungamento (a sinistra) e di sfasamento (a destra).

 

Qualche versione fa, se ricordo bene con Archicad 22, abbiamo tutti “esultato” all’introduzione dei Modificatori che rendono parametrici i Profili Complessi. Eppure, se non in rari casi, non li ho mai visti utilizzati; spesso generando duplicati dello stesso Profilo Complesso, modificato solamente dal punto di vista dimensionale.

I Modificatori vengono suddivisi in due tipologie: “allungamento”, che permettono la modifica della larghezza e dell’altezza, “sfasamento”, che permettono di controllore o modificare bordi singoli o multipli.

Concentrandoci sulla seconda tipologia, è possibile, mediante la creazione di vettori agganciati a vertici e bordi dei Retini con cui abbiamo creato il Profilo Complesso, andare a parametrizzare una parte di quest’ultimo. Ti faccio una serie di esempi per darti un’idea di ciò che è possibile modellare:

  • Gole di luce per l’inserimento dei LED. Il dettaglio ai bordi dei controsoffitti può essere gestito mediante dei modificatori che consentono di regolare la lunghezza e l’altezza della gola;
  • Panche e sedute varie. La larghezza della seduta e l’altezza dello schienale, oltre che di tutti gli altri elementi, possono essere governati con dei modificatori;
  • Stratigrafie come tramezzi in cartongesso e contropareti. I modificatori consentono di variare gli spessori delle singole stratigrafie fino anche a nasconderle inserendo un valore pari a zero. 
  • Rivestimenti murari multipli come piastrelle ed intonaci. L’altezza dei due rivestimenti può essere controllata tramite una serie di modificatori. In aggiunta potrebbero essere inserite delle mensole parametriche nello stesso Profili Complesso.

Esempio di rivestimenti murari parametrici ed inserimento di mensole.

Insomma il meccanismo è semplice e le opportunità di automatizzare e ridurre i propri flussi di lavoro sono molte. Addirittura si potrebbe pensare di utilizzare i Profili Complessi per ridurre il numero di Strutture Composte da creare come ho illustrato nel terzo esempio sopra. In questo caso particolare serve una buona dose di pratica con i Modificatori, specialmente quando devono essere messi in relazione più Retini / stratigrafie a vicenda. Fattore 1% ancora una volta.

 

La trilogia diventa quadrilogia 

All’inizio pensavo di scrivere una trilogia di articoli sull’automazione di un template, ma con l’avanzare della scrittura mi sono reso conto di dover dire ancora molte altre cose. In realtà vorrei dirne un’infinità, ma forse è meglio darti appuntamento al prossimo e veramente ultimo articolo su questo particolare tema. Non adatterò la strategia di arrivare alla decima parte come fanno molti film di Hollywood pur di incassare al botteghino.

Ps. Per i nuovi lettori, mi potete trovare sul mio profilo social @quellochefabim, è sempre un piacere poter scambiare opinioni sul nostro software preferito.

 

 

 


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