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Piano formativo e acquisizione hardware/software: il BIM nella PA

Scritto da Mario Napolitano | Oct 13, 2026, 7:00:01 AM

Negli articoli precedenti ho già affrontato gli adempimenti preliminari richiesti dall'art. 43 del D.Lgs. 36/2023 e dall'Allegato I.9 per l'adozione della gestione informativa digitale, includendo un primo inquadramento dell'Atto organizzativo, del Piano Formativo e del Piano di Acquisizione Hardware e Software. In questo articolo torniamo sugli ultimi due documenti per entrare più a fondo nella loro struttura interna, così come dettagliata dalle Linee Guida MIT del 20 febbraio 2026.

Questi due documenti sono, tra i tre adempimenti preliminari, quelli con il maggiore impatto operativo e di bilancio per una stazione appaltante: il primo determina se il personale sarà davvero in grado di gestire un processo BIM, il secondo determina se l'ente disporrà degli strumenti concreti per farlo. Un Atto Organizzativo ben scritto, senza un Piano Formativo credibile e senza una dotazione tecnologica coerente, resta un esercizio sulla carta.

 

Il Piano Formativo: dal fabbisogno agli obiettivi

Le Linee Guida MIT chiariscono fin dalle prime righe che il Piano Formativo non è un documento autonomo, ma lo strumento attuativo dell'Atto Organizzativo sul piano delle competenze: in base all'assetto organizzativo definito, si individuano i fabbisogni formativi per ciascun ruolo, dal gestore dell'ACDat al gestore dei processi digitali, fino al coordinatore dei flussi informativi, e si dimensionano di conseguenza i percorsi richiesti.

La struttura suggerita si apre con una sintesi del fabbisogno formativo, che richiama i ruoli individuati nell'Atto Organizzativo, le attività che la stazione appaltante svolge nelle diverse fasi del ciclo di vita dell'opera, la tipologia degli interventi gestiti e il livello di maturità digitale già raggiunto dall'amministrazione. Su questa base si costruiscono gli obiettivi formativi, distinti su tre livelli:

  • Obiettivi di base trasversali, validi per tutto il personale coinvolto a qualsiasi titolo nei processi disciplinati dall'Allegato I.9;
  • Obiettivi specifici per ruolo, correlati alle responsabilità effettivamente attribuite;
  • Obiettivi graduati per tipologia di intervento, proporzionati alla complessità degli appalti gestiti.

 

Formazione modulare

Il cuore operativo del piano è quella che le Linee Guida definiscono architettura del percorso formativo, articolata in due macro-categorie di moduli:

  • I moduli di base trasversali: costituiscono la formazione minima obbligatoria per tutto il personale, tecnico e amministrativo, coinvolto nei processi di programmazione, progettazione, affidamento ed esecuzione previsti dall'art. 43. Non si tratta di corsi generici sul BIM, ma di percorsi mirati a garantire comprensione degli strumenti e dei processi di gestione informativa digitale: principi della GID nel Codice, gestione dei requisiti informativi, struttura e funzionamento dell'ACDat, nozioni essenziali su modelli e livelli informativi;

  • I moduli specifici per ruolo: sono invece calibrati sulle responsabilità effettivamente assegnate, e le Linee Guida ne forniscono un elenco puntuale: gestore dell'ambiente di condivisione dei dati, gestore dei processi digitali, coordinatore dei flussi informativi, ma anche RUP, progettisti interni, ufficio di direzione lavori, soggetti incaricati della verifica e del collaudo, e soggetti preposti alla gestione delle procedure di affidamento. Per queste ultime figure, ad esempio, la formazione deve coprire la struttura e l'utilizzo del capitolato informativo, l'impostazione dei documenti di gara con requisiti di gestione informativa digitale, e i criteri per valutare la coerenza delle offerte di gestione informativa presentate dai concorrenti. Le commissioni di collaudo, dal canto loro, devono saper leggere e controllare i modelli informativi aggiornati a valle della realizzazione, verificando la coerenza tra contenuto informativo e opera effettivamente costruita.

A questi si aggiungono, dove pertinente, moduli differenziati per tipologia di appalto: percorsi più snelli per interventi di manutenzione, con processi semplificati e modelli informativi essenziali; percorsi intermedi per opere di importo medio, centrati su collaborazione interdisciplinare e gestione delle interferenze; percorsi più articolati per opere complesse e infrastrutturali, che richiedono gestione avanzata dell'ACDat, padronanza dei formati aperti e procedure strutturate di audit del dato.

 

Erogazione, verifica e aggiornamento del piano

Il piano deve inoltre definire le modalità di erogazione: durata dei singoli moduli, periodicità degli aggiornamenti in relazione all'evoluzione tecnologica e normativa, modalità didattiche adottate, in presenza o e-learning, oltre a laboratori applicativi ed esercitazioni pratiche. Anche qui vale un criterio di proporzionalità: le modalità devono essere compatibili con l'organizzazione interna dell'ente, senza imporre soluzioni sproporzionate rispetto alla sua reale capacità operativa.

Chiude l'architettura del piano una sezione dedicata alla verifica dei risultati e all'aggiornamento, che stabilisce i criteri di valutazione dell'apprendimento individuale, i criteri per misurare l'efficacia complessiva del piano rispetto ai processi informativi effettivamente implementati, e le modalità con cui il piano stesso va rivisto nel tempo, in coerenza con l'evoluzione della maturità digitale dell'amministrazione e con l'aggiornamento dell'atto organizzativo. Un Piano Formativo senza un meccanismo di verifica reale rischia di ridursi a un elenco di corsi erogati, senza alcuna evidenza della loro efficacia sul modo in cui l'ente gestisce concretamente gli appalti BIM.

 

Hardware e software: dalla ricognizione alle esigenze reali

Il Piano di Acquisizione, gestione e manutenzione degli strumenti hardware e software trova il proprio fondamento nell'art. 1, comma 2, lettera b) dell'Allegato I.9, che impone alle stazioni appaltanti di definirlo e attuarlo prima di integrare nei propri processi i metodi e strumenti di gestione informativa digitale. Le Linee Guida MIT propongono un percorso di redazione in tre passaggi logici, pensato per evitare l'errore più comune: acquistare strumenti prima ancora di aver capito quali siano davvero necessari.

Il primo passaggio è la ricognizione delle fasi del ciclo di vita dell'opera effettivamente gestite dall'ente: programmazione, progettazione, affidamento, esecuzione dei lavori, gestione ed esercizio.

Il secondo è la valutazione delle attività da svolgere in digitale, verificando quali compiti, tra definizione dei requisiti informativi, redazione dei capitolati informativi, coordinamento dei flussi nell'ACDat, sviluppo o verifica dei modelli, vengono svolti direttamente dalla stazione appaltante.

Il terzo passaggio è l'identificazione delle esigenze effettive, mettendo in relazione processi e attività con gli strumenti realmente necessari: un ente privo di una struttura di progettazione interna, ad esempio, potrà ragionevolmente escludere l'acquisto di software di modellazione completi, orientandosi piuttosto su strumenti di controllo delle informazioni e sull'ACDat.

 

Scegliere gli strumenti giusti

Sul fronte software, le Linee Guida distinguono cinque categorie, da valutare non in blocco ma in base alle attività effettivamente svolte:

  • Ambiente di Condivisione Dati (ACDat): sempre necessario, poiché presidia gestione dei flussi, revisioni, tracciabilità degli scambi e conservazione dell'archivio digitale;
  • Software di visualizzazione: servono a consultare e navigare i modelli in formato aperto senza svolgere verifiche approfondite;
  • Software di verifica e analisi: indispensabili per i controlli tecnici, dal riscontro dei requisiti informativi alla verifica delle interferenze geometriche;
  • Software di modellazione: vanno acquisiti solo in presenza di progettazione interna;
  • Strumenti per direzione lavori o gestione in fase di esercizio: si giustificano solo se queste attività sono effettivamente presidiate dall'ente.

 

Per la maggior parte delle stazioni appaltanti, osservano le Linee Guida, il rilievo maggiore resta quello degli strumenti di consultazione e verifica, non della modellazione completa.

Anche i requisiti hardware seguono la stessa logica di proporzionalità: per gli enti che utilizzano i modelli prevalentemente a fini consultivi o di verifica sono sufficienti postazioni di fascia media, con capacità grafica adeguata a garantire fluidità e stabilità operativa, riservando dotazioni più specialistiche ai soli casi in cui l'ente svolga funzioni interne più complesse, come la modellazione o la direzione lavori digitale.

 

Gestione, manutenzione e programmazione degli investimenti

Individuati gli strumenti, il piano deve normare la loro gestione nel tempo. Le Linee Guida propongono una lettura per aree: sul fronte hardware, aggiornamento dei sistemi operativi, monitoraggio delle prestazioni e dell'archiviazione, applicazione delle patch di sicurezza, sostituzione delle unità obsolete; sul fronte software, aggiornamento alle versioni più recenti e compatibilità costante con i formati aperti e gli standard tecnici di riferimento. A queste si affiancano due aree spesso sottovalutate:

  • Sicurezza e accessi, con gestione dei permessi basata su ruoli, credenziali personali, autenticazione forte e registrazione delle operazioni;
  • Backup e conservazione dei dati, con copie regolari, cifratura dei dati in movimento e a riposo, classificazione e conservazione a lungo termine dell'archivio digitale.

La verifica operativa di questo impianto non è un adempimento una tantum, ma un processo continuo: test su modelli rappresentativi dei casi reali gestiti dall'ente, per controllare apertura, navigazione, consultazione delle proprietà e individuazione di eventuali incoerenze, insieme al monitoraggio costante delle prestazioni dei sistemi e della stabilità delle piattaforme utilizzate.

Infine, sul piano della programmazione degli investimenti, le Linee Guida raccomandano di distinguere le dotazioni essenziali da quelle accessorie, definire priorità operative chiare, e valutare il ricorso a convenzioni centralizzate o accordi quadro disponibili a livello nazionale o regionale: una scelta che può contenere sensibilmente la spesa e semplificare le procedure di acquisto, in particolare per le stazioni appaltanti di minori dimensioni, che spesso non dispongono di margini di bilancio ampi per investimenti tecnologici straordinari.

 

Coerenza dei piani

Piano Formativo e Piano di Acquisizione Hardware e Software non vanno letti come due documenti indipendenti, ma come le due facce di una stessa medaglia: competenze e strumenti devono crescere insieme, altrimenti si rischia di formare personale che non ha gli strumenti adeguati ad applicare ciò che ha appreso, oppure di dotare l'ente di software e piattaforme che nessuno è realmente in grado di utilizzare. Le Linee Guida MIT insistono su questo collegamento non per scrupolo formale, ma perché la coerenza tra i due piani (oltre il già citato Atto Organizzativo) diventa essa stessa un indicatore della maturità digitale della stazione appaltante, un elemento che pesa concretamente anche ai fini della qualificazione prevista dall'Allegato II.4.

Per una stazione appaltante che si affaccia oggi a questi adempimenti, il consiglio pratico resta lo stesso: partire dalla propria dimensione reale, non da un modello standard preso in prestito da un altro ente. Un Piano Formativo tarato sui ruoli e sui processi effettivamente presenti in organico, e un Piano di Acquisizione Hardware e Software costruito sulla ricognizione onesta di ciò che l'ente fa davvero, restano la base più solida per costruire, nel tempo, una capacità amministrativa digitale che non si esaurisca al primo appalto BIM bandito.

 

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Mario Napolitano

Founder & openBIM Consultant

Napolitano Consulting S.r.l.