BIM: solo per l’architetto?

Articolo pubblicato da Hilario Bourg il 25 giugno 2019

Quante persone partecipano alla realizzazione di un film? Nei titoli di coda vengono nominati uno per uno tutti i professionisti che hanno preso parte e contribuito alla sua realizzazione: oltre al regista e al cast, vengono menzionati i macchinisti, i truccatori, ecc. un elenco nutrito di contributi diversi.

Nel processo del BIM si abbracciano idealmente tutti i partecipanti alla realizzazione del fabbricato, anche se non tutti sono coinvolti in maniera diretta e soprattutto consapevole di star “facendo BIM”.

In fondo, il BIM non inventa nulla, ma applica principi già noti mettendoli in relazione in un insieme organico: la tecnologia non fa altro che facilitare processi che necessitavano di strumenti più idonei alla loro messa in pratica. Parliamo, ad esempio, della cosiddetta Progettazione Integrata (Integrated Project Delivery) o dei principi di Project Management, mutuati anche da altri campi disciplinari.

 

Dalla progettazione tradizionale al processo BIM

Nei processi di progettazione tradizionale precedenti alla comparsa della progettazione integrata, il progettista era effettivamente la figura di riferimento assoluto, colui che dava inizio al progetto e a cui seguivano a cascata le fasi successive di lavorazione.

Ne conseguiva una sequenza di lavorazioni distinte e successive fra loro: dal progetto architettonico alla verifica strutturale, dal progetto impiantistico al coordinamento di cantiere. Da una fase all’altra era il progettista, dalla sua posizione di centralità a richiedere di “far stare in piedi l’edificio” o “farlo entrare in Classe A”.

Oltre ad alimentare le note insofferenze e tradizionali frizioni fra architetto e ingegnere o fra progettista e impresa, un approccio di questo tipo provoca diverse forzature e compromessi a discapito della qualità del progetto o quantomeno della sua effettiva realizzabilità: ai tecnici sono richiesti risultati che difficilmente saranno in grado di soddisfare in pieno perché posti in condizioni ormai predeterminate e sulle quali non è possibile intervenire se non in minima parte. Non è più possibile modificare la posizione dei pilastri e ripensare la distribuzione interna, è possibile solamente ingrossarli; la disposizione dei serramenti rimarrà invariata ma verranno scelti vetri basso-emissivi ben più costosi e infine i calcoli sulle prestazioni energetiche verranno forzate al fine di far tornare i conti.

Pertanto, nello stesso interesse del progettista è necessario superare questo genere di approccio e arrivare a una maggiore condivisione di oneri e responsabilità.

Con la Progettazione Integrata e più compiutamente con il BIM, l’architetto ha perso il ruolo centrale del processo, dove al centro si pone ora il progetto stesso.

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Tutti sono chiamati a un approccio proattivo, orientato cioè a prevenire problematiche piuttosto che ad esigere soltanto risultati che spesso non sono nemmeno allineati alla reale disponibilità di risorse.

Questo riguarda i committenti per primi, sia che si tratti di una committenza professionale (immobiliaristi o stazioni appaltanti) che nel caso dei privati e  piccole committenze: i requisiti progettuali devono essere esplicitati, e resi quantificabili:  . E, aspetto fondamentale, è necessario adottare una metrica del progetto per quantificare e monitorare le performance attese, sia in termini di prestazione energetica, illuminotecnica, acustica o per quanto riguarda la rispondenza ad uno specifico programma spaziale e funzionale.

La partecipazione dei consulenti al progetto cambia nel senso di una minore subalternità rispetto al progettista. Nel mondo del BIM si incorporano sempre più strumenti di gestione provenienti da altri settori del management: si parla sempre più spesso di metodi quali “Lean”, “Scrum”, “Agile”, ecc. che, senza entrare ora nel merito, hanno fra loro in comune il superamento dell’approccio a cascata, la formazione di un framework, un ambiente di condivisione di dati, una maggiore interazione dei team e iteratività fra risultati e obiettivo con ripetute fasi di analisi e feedback.

In poche parole, la formazione di team di lavoro e la pianificazione di metodi e scadenze fanno parte del processo di produzione tanto quanto la produzione degli elaborati e della documentazione e tutti sono chiamati a partecipare in maniera concorde e coordinata all’insieme.  In questo approccio ogni team (architetto + termotecnico + impiantista, oppure architetto + ingegnere + fornitore delle carpenterie metalliche, per fare degli esempi) è chiamato a perseguire obiettivi specifici in relazione all’obiettivo generale: l’aspetto ideativo del progetto beneficia sin dalle prime fasi dell’apporto di conoscenze da parte del team secondo un approccio maggiormente multidisciplinare e molte problematiche vengono così anticipate rispetto alla fase di esecuzione.

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Quali sono i vantaggi ? Chi ne usufruisce ?

Tutti possono avvantaggiarsi del BIM, ognuno in modi e con finalità diverse, proprio perché il vantaggio è generale.

I progettisti hanno forse il vantaggio più palese in termini di efficientamento dei processi di produzione interna allo studio. Il coordinamento fra tutti gli elaborati grafici e il maggior controllo sugli esiti finali può comportare risparmi significativi nei tempi di lavoro e soprattutto un minor margine d’errore, da valutare non soltanto per quanto riguarda la prima emissione degli elaborati ma soprattutto per la gestione delle varianti che si protraggono lungo l’intero arco di sviluppo della commessa.

Le imprese di costruzione hanno un indotto molto maggiore rispetto ai progettisti, con notevoli flussi di cassa ed elevato impiego di manodopera: la riduzione dei tempi di cantiere e la certezza dei risultati significa per il mondo delle imprese un risparmio di risorse ancora più importante. Poter anticipare le problematiche di progetto in una fase antecedente a quella di cantiere rappresenta un risparmio enorme: è ben diverso correggere con la penna che correggere con il martello pneumatico.
Sebbene le varianti in corso d’opera siano teoricamente imputabili al Progettista, alla Direzione Lavori o agli specialisti tecnici, è pur vero che condizioni contrattuali sempre più stringenti riducono sempre più la marginalità della commessa: l’errore, rispetto al passato, può essere sempre meno riassorbito nel processo.

 

Il BIM è un processo condiviso

La partecipazione al processo BIM non riguarda soltanto il management e i professionisti ma coinvolge anche le maestranze in cantiere e i prestatori di servizio quali i manutentori o gli operatori immobiliari.

La tecnologia nel BIM ha il grande merito di ridurre le distanze fra centro e periferia del processo riducendo al contempo le mediazioni per ogni singolo passaggio: l’utente finale può accedere direttamente alla fonte di dati del fabbricato messi a disposizione senza doverlo richiedere e a un livello di BIM più avanzato, è addirittura in grado di aggiornare il database sui dati di effettivo utilizzo dello stesso.  

La tracciabilità di ogni operazione di utilizzo e manutenzione ci introduce a quello che costituisce probabilmente il maggiore beneficio nell’applicazione della metodologia BIM, la possibilità cioè di abbracciare l’intero ciclo di vita dell’edificio; l’insieme di tutte le prestazioni di manutenzione (programmata e straordinaria), di servizio (pulizie, giardinaggio, ecc) e le utenze (energia, dati telefonia, ecc), protratte per i decenni di vita dell’edificio e fino alla dismissione finale del manufatto (e suo eventuale riciclo), costituisce la parte più sostanziosa del BIM. In questa visione lungimirante, le scelte operate già in fase di analisi di fattibilità sono in grado di incidere sui costi di esercizio a venire.  

È quindi il committente a beneficiare maggiormente dei vantaggi del BIM: perché si affida a un progettista più competente, perché vede ridursi i tempi del cantiere e i suoi margini di errore e perché ha pieno controllo sull’operatività e gestione nel tempo.

 

Quale ruolo per il progettista?

I vantaggi del BIM sono quindi di sistema, dove il beneficio generale è maggiore che la sommatoria delle singole parti. In questa visione olistica, i vantaggi dell’uno non sono a discapito dell’altro.

La stessa “perdita di centralità” della figura del progettista non deve essere considerata come un ridimensionamento tout court ma piuttosto come un’opportunità di assumere un nuovo ruolo rispetto all’insieme, quello di coordinatore del team dall’alto di una visione generale.  Non più solamente il regista del film ma anche un po' il suo Produttore Esecutivo.

 

 

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Topics: BIM

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