Ogni anno, quando si tiene la conferenza internazionale dell'AIA a San Diego, mi fermo sempre sullo stesso dettaglio: come viene presentato Archicad rispetto al resto del Gruppo Nemetschek. Già dall’anno scorso, ad esempio, l’intero gruppo si è riunito in un unico stand ed è necessario andare oltre l’impressione generale per cogliere la sostanza di questa evoluzione.
Quest'anno, visitando lo spazio Nemetschek all'AIA26, la prima cosa che salta all'occhio non è una novità di prodotto, ma una scelta di marketing che dice molto su dove stia andando l'azienda. Da un paio d'anni, infatti, il gruppo porta in fiera tutti i suoi marchi – che ricordo essere Archicad, Vectorworks, Bluebeam, Solibri e Maxon – all'interno di un unico mega-stand con il logo della casa madre in bella vista, invece di dare a ciascun brand il proprio spazio indipendente
La logica commerciale è comprensibile: più impatto visivo e maggiori occasioni di cross-selling. Posso immaginare, ad esempio, un utente Revit che passa dallo stand Bluebeam e scopre magari che Maxon ha appena lanciato Redshift anche per il software che sta utilizzando.
La parte che mi interessa di più, però, è un'altra: Archicad e Vectorworks, che un tempo avevano stand grandi come una casa con una dozzina di postazioni demo, ora si dividono lo spazio con altri cinque marchi. Meno visibilità diretta e più narrazione a livello di ecosistema: è un aspetto che vale la pena tenere d'occhio, perché rivela molto sul posizionamento futuro di Archicad all'interno del gruppo.
Il cuore vero dell'evento, almeno per chi segue Archicad, è la cosiddetta Graphisoft Design Intelligence Strategy, presentata sia nelle sessioni dedicate sia allo stand. Questa visione poggia su quattro pilastri fondamentali:
Per chi fosse interessato, è possibile iscriversi alla lista di attesa per ottenere l’accesso (laddove disponibile) ai primi tre pilastri seguendo i link indicati in precedenza.
L'idea di fondo è quella di collegare Archicad agli altri strumenti del gruppo (e non solo) dentro un framework di open BIM che si sviluppa su tre canali paralleli: API aperte (interfacce di programmazione), MCP (Model Context Protocol, uno standard aperto progettato per permettere alle intelligenze artificiali di connettersi in modo universale a dati e strumenti esterni) e connettori BIM nativi tra i vari formati proprietari.
Qui risiede la novità che, a mio avviso, merita più attenzione di tutto il resto dell'articolo: i connettori nativi tra formati. In teoria, un domani, un progetto Archicad potrebbe leggere nativamente un modello di terreno realizzato in Vectorworks Landmark (che resta il migliore sul mercato per il landscape design), oppure un progetto teatrale disegnato in Archicad potrebbe essere spinto verso Vectorworks Spotlight per la progettazione di spazi performativi. Allo stesso modo, gli utenti Allplan in Germania potrebbero leggere i modelli Archicad e Vectorworks senza dover passare dal formato IFC.
Questo è un punto cruciale per l'interoperabilità: i connettori nativi, se ben sviluppati, funzionano meglio dell'IFC per spostare i modelli BIM tra i vari programmi, poiché l'IFC resta comunque un formato di scambio dotato di un proprio filtro di informazioni. Non è una soluzione che potremo utilizzare la settimana prossima ma, se il gruppo riuscirà davvero a costruire questi ponti nativi tra i formati proprietari, cambierà radicalmente il modo in cui pensiamo alla collaborazione multi-tool nei progetti complessi; proprio quelli dove oggi nascono le maggiori difficoltà di esportazione IFC nel far dialogare i diversi strumenti.
Possiamo quasi parlare di una era pre-IA, in cui l’interscambio si appoggia su file IFC, BCF, ecc., e di una futura era IA, in cui l’interscambio avverrà direttamente tramite agenti MCP.
Un'analisi più attenta permette di chiarire un aspetto spesso frainteso da chi guarda al gruppo Nemetschek dall'esterno: l'idea di un motore geometrico comune tra Archicad, Allplan e Vectorworks è stata valutata e, di fatto, scartata come strada percorribile a breve-medio termine.
Il motivo tecnico è semplice: Vectorworks e Allplan usano Parasolid (Allplan in modo ibrido, affiancandolo a un proprio motore di generazione geometrica), mentre Archicad continua a basarsi su un ambiente geometrico proprietario sviluppato da Graphisoft, costruito su GDL e pensato specificamente per l'architettura.
Portare Archicad su Parasolid, o viceversa allineare Vectorworks e Allplan al motore di Archicad, richiederebbe una tale riscrittura del codice da non avere alcun senso economico. Proprio per questo il gruppo ha scelto la strada dei connettori nativi invece dell'unificazione dei motori. D'altronde, abbiamo seguito tutti l’esperienza della riscrittura di Archicad per la piattaforma Apple Silicon, che ha portato notevoli frutti ma ha anche richiesto molto tempo per essere realizzata.
Il motore geometrico di Archicad, essendo concepito per l'architettura fin dall'inizio, resta uno dei motivi per cui certi flussi di lavoro (come la gestione dei muri complessi, i solai composti o gli elementi parametrici GDL) risultano più naturali su Archicad rispetto a strumenti nati per un uso più generalista del modeling 3D. Il fatto che il gruppo non voglia toccarlo per uniformarlo agli altri è una conferma indiretta di questo valore, e spiega la decisione di puntare decisi sui connettori BIM nativi.
L'altra notizia che riguarda direttamente il flusso di lavoro quotidiano è l'ampliamento della collaborazione tra Nemetschek e Autodesk sul fronte Archicad–Forma, che si appoggia a un accordo precedente tra i due gruppi.
Ora è possibile caricare una vista 3D o un intero modello Archicad direttamente come Autodesk Forma Data Exchange, rendendo la geometria immediatamente disponibile come dato di riferimento all'interno di Revit. A questo si aggiunge la sincronizzazione dei Publisher Set tra Archicad e Autodesk Forma Data Management, l'evoluzione cloud di quello che una volta era l'Autodesk Construction Cloud.
Nella libera professione capita spesso di collaborare con studi che lavorano con Revit, magari su progetti misti in cui la fase esecutiva passa attraverso team che utilizzano ecosistemi diversi. Questo genere di ponte diretto vale più di mille dichiarazioni sulla interoperabilità del futuro: significa meno tempo perso a rincorrere esportazioni IFC che arrivano incomplete o con proprietà perse, e più tempo speso a discutere del progetto vero e proprio.
Una notizia di corredo, ma non trascurabile per chi si occupa di rendering: Maxon ha portato allo stand la sua tecnologia di rendering in tempo reale Redshift, già disponibile per Vectorworks e ora annunciata anche in versione per Archicad (oltre che per Revit).
Redshift si distingue per la qualità e la velocità del raytracing. Il vantaggio pratico è la possibilità di inviare con un solo clic le scene renderizzate dentro Cinema 4D per un lavoro di post-produzione più avanzato. Per chi in studio gestisce direttamente la parte di visualizzazione – un aspetto tutt’altro che raro tra i colleghi che seguono questo blog – avere un'opzione in più oltre ai soliti motori integrati o di terze parti è un'ottima notizia, soprattutto perché introduce un'integrazione diretta nel flusso di Archicad, evitando continui export e re-import.
Inoltre, Redshift è uno dei pochi software di rendering a utilizzare le librerie MetaFX di Apple, sfruttando l’espediente dell'allocazione dinamica (upscaling) per il rendering dei fotogrammi a una risoluzione inferiore, riducendo così i tempi senza compromettere la qualità finale.
Il resto dello stand Nemetschek racconta più la salute del gruppo nel suo complesso che novità dirette per chi usa Archicad, ma merita comunque un rapido accenno.
Vectorworks ha acquisito Morpholio Trace, l'app di sketching per iPad che fa da ponte tra lo schizzo a mano libera e i flussi di IA per rendering e animazione. Si tratta di un tassello che completa la filosofia sketch to BIM che Vectorworks porta avanti da anni, e resta uno strumento interessante da guardare anche per chi lavora principalmente in Archicad, visto il crescente uso di iPad nella fase di concept. Se vuoi iniziare a introdurre Morpholio Trace nel tuo flusso di lavoro, ti lascio la playlist dedicata del mio canale Youtube Architetto Digitale , dove troverai i tutorial per iniziare o approfondire il tema del disegno digitale.
Bluebeam Max continua a spingere sull'intelligenza artificiale agentica con server MCP integrati in Revu e un collegamento diretto a Claude di Anthropic. Si tratta probabilmente del marchio del gruppo più avanzato su questo fronte; resta da vedere come gli altri brand Nemetschek, Archicad compreso, si allineeranno a questo livello di integrazione dell'IA.
Solibri, infine, ha ridefinito completamente il proprio modello di distribuzione, abbandonando i vecchi prodotti standalone in favore di cinque livelli pensati per scalare dal singolo controllo del modello IFC (model checking) fino alla governance di portafogli immobiliari complessi.
Tirando le somme della conferenza, la mia personale impressione è che il segnale più interessante di questa fiera non sia un singolo nuovo comando o una funzione da testare subito, bensì la direzione strategica complessiva: Nemetschek sta scommettendo con forza sui connettori nativi tra i formati e sull’interoperabilità reale con Autodesk.
È una scommessa che si gioca sul medio periodo e, come sempre in questi casi, il rischio è che tra l'annuncio in fiera e l'effettivo arrivo nel flusso di lavoro quotidiano passi più tempo di quanto vorremmo. Tuttavia, la logica di fondo – concentrare le energie sulla creazione di ponti tra i formati piuttosto che su una fusione forzata dei motori – è quella giusta. Ed è esattamente la stessa logica per cui molti di noi hanno scelto Archicad e non se ne sono ancora pentiti.