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Studio Rigoldi: la Modellazione 3D come lingua universale

Scritto da GRAPHISOFT Italia | Jun 18, 2019 8:53:00 AM

Un percorso internazionale, avviato in Francia e sviluppato in Africa Centrale, ha permesso all’Arch. Alessio Rigoldi e ai suoi collaboratori dello Studio Rigoldi di utilizzare al meglio tutte le potenzialità di Archicad nei propri progetti.

Lo stimolo principale, conseguenza dei rapporti professionali sviluppati (fra le altre nazioni) nella Repubblica del Congo, in Cina, Germania e Spagna, è stata la necessità di individuare un linguaggio comune e di comprensione universale: la modellazione 3D. Ma non solo.

L'esigenza di ottimizzare il processo progettuale e renderlo più efficiente, sia per rispettare i tempi dettati dalla committenza, sia per garantire adeguate marginalità allo studio, ha convinto l’Arch. Rigoldi ad affrontare la transizione verso l'approccio BIM. I risultati, ad oggi, sono evidenti: grazie a questa scelta, ad esempio, le attività dei cantieri di Brazzaville (capitale della Repubblica del Congo) vengono gestite dalla sede di Milano.

L’Arch. Alessio Rigoldi ci racconta il suo percorso professionale e la convinzione, maturata progetto dopo progetto, che Archicad rappresenta la strada da seguire. 

 

Gli inizi come architetto in Francia

La sua esperienza professionale ha preso avvio a Parigi, presso lo studio di architettura Pencreach-Vasconi. Lì, da giovane progettista all’ultimo anno della Facoltà di Architettura, le prime esperienze con Archicad, utilizzato come strumento di lavoro complementare agli strumenti tradizionali.

Si lavorava con le righe parallele o il tecnigrafo, e si utilizzava Archicad solamente per la fase di editing. Tutti i disegni venivano realizzati a mano e acquarellati - spiega l'Arch. Rigoldi - e il software veniva utilizzato per definire la struttura portante della tavola, dall’inquadramento ai cartigli, impiegando supporti adesivi applicati sui lucidi e le eliocopie. Una sorta di evoluzione del retino in cui, proprio in quel momento, ho riconosciuto lo strumento del futuro, quello che poteva supportare la progettazione in modo nuovo.

Oggi è imprescindibile affidarsi agli strumenti tecnologici che le complessità del mondo contemporaneo richiedono. I tempi e i ritmi sono diversi,  come diverse sono la realtà economica degli studi e le esigenze di ottimizzazione dei processi. La tecnologia, pur senza sostituirsi al processo creativo, è entrata con un ruolo sostanziale nello sviluppo del progetto.

 

L'evoluzione dello studio Rigoldi

Tornato in Italia, le prime esperienze sono maturate nell'ambito della pianificazione urbanistica con lo sviluppo di un piano di lottizzazione secondo modalità a metà strada fra l'elaborato cartaceo e quello digitale, sempre con il supporto degli strumenti offerti da Archicad. Mi sono così avvicinato al disegno computerizzato bidimensionale, vivendolo come una sorta di tecnigrafo elettronico: le possibilità e i tempi di modifica dei progetti erano del tutto impensabili in precedenza, ogni fase risultava sostanzialmente velocizzata.

Dopo aver acquisito la prima licenza Archicad e aver inaugurato nel 1996 la sede dello Studio sui Navigli milanesi, prende avvio l’attività con i primi collaboratori, fra cui Luca Manelli. È proprio di quel periodo la decisione di sviluppare la metodologia di lavoro dello studio in ambiente non più solo bidimensionale, ma sfruttando il software in maniera più completa. 

Nel 2005, dopo un’esperienza nello studio condiviso con Luca Manelli e Giovanni Lo Giudice, arriva la vittoria a un concorso su invito per Lufthansa Consulting. Procedendo con convinzione in questa direzione di sviluppo - continua l'Arch. Rigoldi - siamo diventati il team esterno di riferimento per Lufthansa, che si occupava della parte strutturale dei progetti delegando a noi la progettazione architettonica.

In seguito lo Studio Rigoldi si aggiudica un concorso internazionale per un nuovo aeroporto in Burkina Faso, prima tappa di un continuativo percorso di collaborazione con Lufthansa, durato fino al 2012. 

 

Il ruolo di Archicad nello sviluppo dei progetti

Il supporto di ARCHICAD è risultato fondamentale - assicura l'Arch. Rigoldi. Grazie alle competenze di Giovanni Lo Giudice per la parte 3D abbiamo impostato il nostro approccio al progetto, dall'ideazione al reale controllo di tutti i suoi parametri.

Usato fino a quel momento soprattutto nella fase rappresentativa, Archicad ha permesso di sviluppare il livello di informazioni contenute nel progetto, dai dettagli costruttivi alle volumetrie, fino alle strutture. Attraverso la collaborazione con lo studio di ingegneria Lo Giudice di Saronno, lo Studio Rigoldi si è specializzato in questo ambito occupandosi per quasi un decennio di consulenze per gli aeroporti di Lufthansa.

Sia in Burkina Faso che nella Repubblica del Congo, dal 2009, abbiamo sviluppato interventi passando dalla progettazione urbanistica a quella puramente architettonica, e oggi stiamo lavorando sul controllo qualità dei progetti di cui dal 2012 è stata avviata la cantierizzazione.

 

Archicad come linguaggio universale

L’esigenza di avere un maggior controllo sul processo progettuale e costruttivo ha portato all’uso di Archicad in maniera sempre più intensiva.

L'Arch. Rigoldi prosegue nel suo racconto: Ci siamo trovati ad affrontare notevoli barriere linguistiche, lavorando in Africa con aziende cinesi, spagnole e tedesche, trovando un linguaggio comune proprio nella modellazione 3D, producendo elaborati in grado di fornire il maggior numero di informazioni possibile ai fini di una migliore comprensione del progetto.

In seguito, anche lavorando in ambito nazionale, la metodologia di lavoro è rimasta la stessa. L’impostazione deve essere analoga indipendentemente dalla scala dell'intervento, in modo da raggiungere un adeguato livello di ottimizzazione economica - e quindi di marginalità - del progetto.

Un esempio pratico: in questo momento lo studio sta sviluppando il progetto di una piccola vineria, per il quale ha deciso di utilizzare un approccio BIM esteso. Il cliente ha chiesto un'esposizione di 1.000 bottiglie e ne sono state previste esattamente 980: questo è controllo del progetto.

Un altro esempio: nel caso in cui si desideri modificare materiali e finiture è sufficiente inserire l'elemento e l'essenza prescelta per sapere con precisione quante doghe saranno necessarie. È un processo affascinante, avviato dal maggio 2016 potenziando le dotazioni dello studio con l’acquisizione di più licenze e un percorso di formazione del personale, scelte che hanno consentito di essere più performanti.

Guarda la testimonianza dello Studio Rigoldi

 

Più impegno all'inizio, più risultati durante il percorso

L'Arch. Rigoldi ci racconta: Un tempo il massimo sforzo era richiesto nel passaggio dagli esecutivi al cantiere. Oggi, al contrario, le maggiori risorse sono impegnate nelle prime fasi di sviluppo, in quanto si lavora in scala reale fin dai primi passaggi. Progettando in ambiente tridimensionale fin dal principio tutti gli altri step risultano semplificati.

Ciò comporta anche la necessità di "formare" i committenti. Se il cliente non è a conoscenza di questa impostazione è difficile sviluppare un linguaggio comune. Presentando un progetto sviluppato con Archicad, sarà il cliente stesso a rendersi conto di avere di fronte un processo metodologico più credibile, grazie alle infinite possibilità di controllo da questo offerte, e l’architetto ne guadagnerà a propria volta in autorevolezza - commenta l'Arch. Rigoldi. Lo strumento 3D permette una maggiore chiarezza e trasparenza, su cui impostare da subito un rapporto all'insegna della qualità

Rigoldi è convinto che oggi, per essere in linea con le richieste di mercato, il progetto debba essere concepito in ottica BIM sin dalle primissime fasi. Abbiamo una prova concreta della funzionalità di questo approccio - ci spiega: la possibilità di verificare e controllare i processi di cantiere di alcuni interventi attualmente in corso di realizzazione a Brazzaville, a 6000 km di distanza. Anche se il nostro cliente dispone di un ufficio tecnico in loco e io effettuo sopralluoghi mensilmente, l’intero processo è controllato dal nostro studio di Milano. Una possibilità di cui non avremmo potuto disporre se non avessimo deciso di affidarci a una progettazione tridimensionale in ottica BIM, introducendo l'utilizzo di una sorta di linguaggio universale.

 

I progetti di Brazzaville

  • Il Villaggio Aeroportuale: la pianificazione urbanistica
  • La sede di Ecair: l’approccio tridimensionale e la modellazione
  • La sede dell’ambasciata dell’Unione Europea: il passaggio al BIM

Questi tre progetti, tutti localizzati a Brazzaville, capitale della Repubblica del Congo, rappresentano l’evoluzione dell’approccio progettuale dello studio Rigoldi.

Il Villaggio Aeroportuale per Lufthansa, in particolare, si sviluppa su un’area di 150mila metri quadrati e adotta un'impostazione progettuale oggi molto diffusa: alle strutture aeroportuali si associa lo sviluppo di comprensori urbanistici che comprendono aree commerciali e di hotellerie. Il Villaggio è diviso in nove dipartimenti, fra business center, centri commerciali, un’area amministrativa, una zona ricettiva e un complesso congressuale.

La sede di Ecair, la compagnia aerea congolese, è stato il primo progetto in cui, scendendo di scala, l’uso di Archicad ha avuto un ruolo fondamentale. Come conferma Rita Antonicchio, collaboratrice dello studio Rigoldi: Alcuni riferimenti e studi morfologici e geometrici erano molto complessi, ma grazie al software siamo riusciti a risolvere in tempi rapidi situazioni che si sarebbero altrimenti dilungate. La particolarità di Ecair è l’ingresso a conchiglia, interamente vetrato, con riferimenti architettonici alla cattedrale congolese di Sant’Anna. Vista la complessità della struttura, l’utilizzo di Archicad ci ha aiutato nella composizione e nei calcoli da trasmettere ai nostri colleghi strutturisti.

La sede dell’ambasciata dell’Unione Europea è un progetto sviluppato nativamente con metodologia BIM, e ha permesso allo studio di seguire ogni fase di avanzamento del progetto con un eccellente livello di controllo. La progettazione 3D in BIM ha infatti permesso la corretta lettura di ogni passaggio ai vari attori del processo.  

 

L'approccio internazionale e l’implementazione del BIM

Secondo l'Arch. Rigoldi, l'esigenza di individuare un modello metodologico comune fra esperienze e realtà internazionali assai frammentate ha rappresentato un grande stimolo. Anche questa evoluzione tecnologica presenta delle criticità iniziali che però, superate, sono in grado di innescare un processo virtuoso in direzione di un costante miglioramento. 

L'Arch. Rigoldi è convinto che la metodologia BIM sia la strada da seguire. E questo per molti motivi:

  • Riuscire ad essere competitivi sul mercato;
  • Rendere il progetto più trasparente in termini tecnici, economici, di verifica dei dati, di corrispondenza fra elaborati grafici e capitolati, schede tecniche;
  • Disporre di un unico linguaggio comprensibile da più fruitori.

Se si desidera ottimizzare i processi, proporre un prodotto competitivo e dettagliato, rendere più fluido e sicuro il processo edilizio, questa è la strada - assicura l'Arch. Rigoldi. Una strada che naturalmente richiede investimenti su hardware, software e formazione, ma che in qualche misura è obbligata dall'attuale realtà del mercato. In fondo, anche Michelangelo e Brunelleschi avevano già il BIM in testa: racchiudevano tutte le informazioni necessarie per eseguire un lavoro a regola d’arte e a un livello artistico supremo, ma avevano clienti che lasciavano loro tempo e rispettavano il loro lavoro.

Oggi tutto questo si può ottenere, se non con una committenza illuminata, grazie a strumenti e metodologie tecnologicamente evoluti.

Conclude Rigoldi: A mio avviso, quando la sua adozione sarà a regime, il BIM consentirà di ottenere benefici in termini di tempo, risorse umane ed economici in una misura quantificabile in almeno il 30%: una marginalità da cui tutti possono trarre beneficio, sia in termini economici che di gestione delle tempistiche.

 

 

 

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