Nel cuore di Al-'Ula, immerso nell’antico deserto dell'Arabia Saudita, si trova il primo sito del Paese inserito nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO: Hegra. È in questo contesto eccezionale, dove la storia nabatea ha scolpito la roccia, che si colloca il progetto di The Chedi Hegra.
L'obiettivo principale, commissionato dalla RCU (Royal Commission for Al-'Ula), era restaurare una vecchia stazione dei treni risalente all'inizio del Novecento e convertirla in un boutique hotel diffuso, con la caratteristica fondamentale di essere riconvertibile in futuro. A guidare questa complessa fusione tra lusso contemporaneo ed eredità culturale è stato lo studio milanese di design e architettura Giò Forma, in collaborazione con Black Engineering. Una sfida multidisciplinare che ha coinvolto l'architettura, l'interior design, il lighting e la progettazione paesaggistica, gestita interamente attraverso la metodologia BIM e la flessibilità di Archicad.
La visione iniziale del progetto celebrava il tema del viaggio, rendendo omaggio al ruolo storico di Hegra come stazione chiave lungo la ferrovia che, inaugurata nel 1900, collegava Damasco a Medina. Lo stile combina l'estetica nabatea con la raffinatezza europea, sviluppando la filosofia progettuale dell'exquisite simplicity: una semplicità squisita basata su toni terrosi, fibre naturali e texture che privilegiano le esperienze autentiche rispetto all'eccesso.
Il vero fulcro dell'intervento è stato l'approccio alla conservazione, guidato dal principio della reversibilità:
Ispirati al principio nabateo dello scolpire per sottrazione, gli interni incorporano materiali naturali come pietra, legno e tonalità terrose, riecheggiando il paesaggio circostante di Al-'Ula.
Ogni camera è progettata per offrire una sensazione di riparo e protezione, con il letto principale che avvolge gli ospiti come una scultura, completato da lussuose ali in pelle. I bagni offrono un'esperienza spontanea grazie ad ampie docce rain room con effetto pioggia naturale, le terrazze private sono dotate di bracieri all'aperto, ideali per rilassarsi al caldo nelle fredde notti del deserto mentre si osservano le stelle. Ogni camera è stata posizionata per eliminare lo stacco visivo con l'ambiente circostante, offrendo una vista ininterrotta sulle spettacolari formazioni rocciose di Al-'Ula.
L'arte è un elemento strutturale del percorso: la Shadow canopy (lamellae) è una pensilina di 700 metri che collega 15 edifici della proprietà, proteggendo un sistema tranviario che omaggia i binari storici. Di giorno dialoga con la luce naturale e le ombre, mentre di notte viene illuminata dalla luna.
Tra le installazioni curate spiccano Silent Witnesses of the Past di Monika Sosnowska, creata con le vecchie rotaie in acciaio della ferrovia, e Tipping Point – Echoes of Extinction di Elizabeth Turk, che traduce in forma visiva i canti di uccelli estinti della regione, incarnando il tema dell'equilibrio (in arabo, “Al Mizan”).
Affrontare un sito di tale rilevanza ha significato per Giò Forma confrontarsi contemporaneamente con due clienti istituzionali: UNESCO e RCU. L'obiettivo era evidenziare un vero e proprio stacco visivo e concettuale tra la vita passata del luogo e quella nuova. Per tradurre questa complessità in realtà, seguendo le fasi del protocollo fino a RIBA 6, l'uso della metodologia BIM è stato fondamentale per coordinare l'intero processo.
Nelle prime fasi del progetto, la collaborazione interna è stata strutturata dividendo il lavoro in base alle necessità del team di 10 persone:
“Siamo degli sperimentatori nati, quindi ogni singolo elemento all’interno del progetto abbiamo cercato di trattarlo in modo originale. La parte più innovativa è stata la divisione del modello in più documenti separati. Abbiamo iniziato il lavoro quando ancora Teamwork non esisteva, il fatto di dividere i file ha sicuramente facilitato la progettazione di questo progetto”.
Il flusso di lavoro prevedeva 17 archivi differenti dedicati ai singoli edifici e ai vari aspetti specialistici, i quali convergevano successivamente in un unico file coordinato: il masterplan. Con l'introduzione e il lancio di Teamwork, il processo è diventato ancora più rapido e snello, permettendo a più progettisti di lavorare in contemporanea sulle diverse parti del modello, riducendo drasticamente i tempi di consegna.
La precisione geometrica e informativa ha permesso di produrre oltre 600 tavole tecniche. Ogni materiale e componente è stato catalogato, codificato e nomenclato seguendo specifiche rigorose. La possibilità di esportare direttamente da Archicad tabelle strutturate con categorie e parametri specifici per ogni elemento ha evitato errori manuali nella stesura delle specification, automatizzando una delle fasi più critiche della gestione dei dati.
L'architettura dello studio Giò Forma si fonda su un payoff chiaro: Everything is a stage, ogni angolo dell'hotel e ogni momento vissuto dall'ospite devono trasformarsi in una cartolina capace di rimanere impressa nella memoria.
Archicad ha permesso ai progettisti di vivere gli ambienti direttamente ad altezza uomo in fase di disegno. In contesti dove gli spazi erano estremamente ridotti e i vincoli UNESCO imponevano scelte rigorose, il team ha utilizzato visori Oculus collegati a software viewer. Questa visualizzazione 3D immersiva ha permesso di verificare i nodi architettonici in prima battuta per lo studio stesso, e successivamente è diventata il punto di forza per far navigare digitalmente il committente all'interno del progetto, facilitando l'approvazione delle scelte.
Il progetto doveva rispondere ai requisiti di sostenibilità ambientale previsti da Estidama – termine arabo che significa proprio “sostenibilità" – il sistema ufficiale di certificazione per l'edilizia sostenibile utilizzato nei Paesi arabi, in particolare nell'area del Golfo. La sfida principale ha riguardato l'integrazione dei pannelli fotovoltaici (PV) per coprire una parte del fabbisogno energetico della struttura. Utilizzando gli strumenti di studio del sole integrati in Archicad, i progettisti hanno analizzato l'irraggiamento solare sul sito, individuando il posizionamento corretto e l'orientamento ottimale dei moduli per massimizzarne l'efficienza senza alterare l'impatto visivo sui reperti storici.
Il successo di The Chedi Hegra ha consolidato la reputazione internazionale dello studio Giò Forma nella progettazione di hotel di lusso in contesti difficili da convertire, con quattro nuovi complessi alberghieri attualmente in fase di sviluppo.
Per governare la complessità di questo cantiere e mantenere una traccia accurata di tutte le componenti, lo studio ha sfruttato intensamente tre funzionalità chiave del software:
Attraverso questa sinergia tra sensibilità artistica e precisione digitale, The Chedi Hegra dimostra come la metodologia BIM sia un vero e proprio alleato creativo capace di tradurre l'eredità storica di un sito di rilevanza mondiale in un'architettura d'avanguardia perfettamente integrata nel paesaggio.
Fondato a Milano nel 1998 da Cristiana Picco, Florian Boje e Claudio Santucci, Giò Forma è uno studio multidisciplinare di architettura, design e scenografia celebre in tutto il mondo per opere iconiche come la Maraya Concert Hall (l'edificio a specchi più grande del pianeta) e l'Albero della Vita per Expo Milano 2015. Dai palcoscenici dei più grandi tour musicali fino all'hotellerie di lusso, lo studio fonde arte e tecnologia per trasformare ogni spazio in una narrazione indimenticabile.