Esploriamo l’uso dei Moduli Collegati in Archicad come metodo per scomporre il modello BIM in sotto-modelli coordinati, leggeri e aggiornabili. Attraverso un modello centrale federato, è possibile migliorare le prestazioni, ridurre i rischi operativi e governare in modo efficace il coordinamento tra discipline, varianti progettuali e gestione degli attributi. Gli Hotlink diventano così uno strumento strutturale per trasformare il modello in un database informativo affidabile lungo tutto il ciclo di vita del progetto.
Quando un progetto BIM inizia a svilupparsi, la complessità non aumenta solo in termini di geometria. Crescono le relazioni tra parti diverse, le interferenze tra discipline, le varianti progettuali e le richieste che si accumulano nel tempo. È in questa fase che il modello, se concepito come un unico contenitore, potrebbe iniziare a mostrare dei limiti, prima operativi e poi prestazionali.
Archicad mette a disposizione uno strumento che consente di affrontare questa complessità: i Moduli Collegati (Hotlink Modules). Non si tratta di una funzione pensata esclusivamente per grandi progetti o per studi altamente strutturati, ma di un metodo applicabile anche a interventi più contenuti, a patto di adottare un approccio consapevole alla costruzione del modello.
Utilizzare i moduli significa, in primo luogo, cambiare prospettiva: non più un file che contiene tutto, ma un sistema organizzato di parti che dialogano tra loro.
Alla base dell’uso degli hotlink c’è un principio di problem solving ben noto: scomporre un problema complesso in parti più semplici per poterlo governare meglio. Nel BIM questo approccio prende forma nella cosiddetta scomposizione del modello. Un progetto architettonico può essere suddiviso in più sotto-modelli: unità elementari come bagni o stanze, tipologie ricorrenti, porzioni di edificio, fino ad arrivare ai modelli disciplinari esterni, come strutture, impianti o modello dell’esistente. Tutte queste parti vengono poi ricomposte, o meglio collegate, all’interno di un modello centrale, che diventa il punto di sintesi e coordinamento.
Questo non significa rinunciare alla visione d’insieme, ma costruirla in modo più controllato. Il modello centrale è una federazione coerente delle parti che servono realmente alla produzione degli elaborati e al coordinamento.
Figura 1 Moduli collegati - il caso studio Falkensteiner di Matteo Thun & Partners
In Archicad, un modulo collegato è un collegamento a un file sorgente esterno inserito all’interno di un file ospite. La caratteristica fondamentale è che questo collegamento resta attivo e aggiornabile: il file non viene duplicato, ma referenziato. È un po’ come se collegassimo un disegno 2D in un foglio di lavoro e, quando aggiorniamo il contenuto della fonte, si aggiornasse in Archicad il disegno collegato. In questo caso, però, colleghiamo anche ciò che riguarda le geometrie tridimensionali e le informazioni collegate agli elementi del modello.
Metodo semplice: più file collegati ad un file ospite (Modello Centrale)
Ogni modifica apportata nel file sorgente può essere recepita nel file centrale attraverso l’aggiornamento del collegamento, mantenendo coerenza sia geometrica sia informativa. Questo consente di lavorare su parti specifiche del progetto senza compromettere l’equilibrio dell’intero modello.
Gli Hotlink non sono, quindi, soltanto una soluzione di emergenza quando i modelli diventano troppo pesanti, ma uno strumento strutturale per impostare correttamente la gerarchia e lo scheletro del progetto fin dalle prime fasi.
Uno dei motivi per cui conviene scomporre il modello riguarda le prestazioni: quando il file cresce in modo incontrollato, le dimensioni possono diventare critiche, con rallentamenti evidenti e rischi operativi, sia in ambiente locale sia in cloud. Lavorare con moduli consente di mantenere i singoli file operativi leggeri e maneggevoli, delegando al modello centrale l’onere di inglobare il peso dei suoi collegamenti, sempre entro dimensioni gestibili anche in progetti particolarmente articolati. Questo approccio migliora la fluidità del lavoro, riducendo tempi morti o di attesa, e riduce anche il rischio di corruzione dei file. Inoltre, facilita le operazioni di backup, condivisione e coordinamento. In questo senso, la scomposizione è una scelta progettuale che incide direttamente sulla sostenibilità del lavoro nel tempo.
Un altro aspetto centrale riguarda il coordinamento tra discipline. Collegare modelli disciplinari (strutturali, impiantistici), modelli dell’esistente, di classi di elementi tecnici, ecc. tramite il Gestore Collegamenti consente di disporre di riferimenti certi, tridimensionali e informativi, all’interno del file nel quale stiamo lavorando – presupponiamo l’architettonico - senza appesantirlo eccessivamente.
Casa BS - Modelli disciplinari collegati (con uso delle sovrascritture grafiche)
Archicad permette di interrogare questi modelli attraverso proprietà, abachi e sovrascritture grafiche, trasformando il modello centrale in uno strumento di verifica e controllo, oltre che di rappresentazione. In questo modo il progetto architettonico non perde autonomia, ma si arricchisce di informazioni utili al coordinamento. La chiave sta nel definire con chiarezza il livello di dettaglio necessario: modelli troppo ricchi di informazioni superflue rischiano di compromettere i vantaggi del collegamento.
Esistono diversi modi di utilizzare gli Hotlink.
Approcci più semplici, basati su file indipendenti collegati a un modello ospite, sono immediati ma espongono a problemi di duplicazione degli attributi e incoerenze grafiche;
Metodi più strutturati, che prevedono un file dedicato alle tipologie o un’organizzazione interna delle stesse, richiedono maggiore pianificazione ma garantiscono un controllo più elevato.
Un workflow ibrido diventa spesso la soluzione più efficace. In questo scenario, un file dedicato potrebbe fungere da vero e proprio database degli attributi, dove vengono gestiti materiali, superfici, strutture composte, profili complessi e impostazioni comuni; oppure diventare il "catalogo delle soluzioni" ricorrenti proposte dallo studio. Tutti gli altri file si allineano a questa base informativa, riducendo drasticamente il rischio di duplicazioni e incongruenze.
La gestione degli attributi è uno degli aspetti più delicati quando si lavora con moduli collegati. Ogni volta che Archicad rileva attributi omonimi ma non identici tra file diversi, genera duplicati che possono alterare sia la rappresentazione grafica sia il comportamento informativo degli elementi. Un approccio metodico, basato su un database degli attributi e su una sincronizzazione controllata tramite il gestore attributi, consente di prevenire questi problemi. Le funzioni introdotte nelle versioni più recenti diArchicad, come la re-indicizzazione, hanno reso questo processo più gestibile, ma il vero controllo resta nella corretta impostazione del flusso di lavoro.
Ogni modulo - sia un file mod, ifc, pln, BIMcloud - viene inserito nel modello centrale attraverso un sistema di riferimento preciso e associato a un Master Layer. Questo layer diventa uno strumento fondamentale per il controllo dei collegamenti presenti nel file centrale (o nel file operativo).
Infatti, attraverso i Master Layer è possibile accendere o spegnere interi moduli, filtrarli negli abachi, distinguerli nelle viste e gestire varianti progettuali in modo ordinato. Questo approccio diventa particolarmente efficace nei casi in cui singole porzioni di edificio debbano essere differenziate, pur derivando dalla stessa tipologia di base.
Possiamo spingerci, come dicevamo, oltre il modello architettonico: modelli impiantistici ulteriormente suddivisibili per disciplina, modelli strutturali che possono essere collegati come moduli, anche in formato IFC, facilmente aggiornabili e consultabili, anche in 3D e sul piano informativo, diventando strumenti di supporto e operativi per una progettazione più consapevole.
Metodo Inventario di collegamento al file ospite (Modello Centrale)
Scomporre il progetto in sotto-modelli è dunque una risposta concreta a problemi reali: elementi tipo che si ripetono, prestazioni, coordinamento, varianti. Quando inseriti in un metodo coerente, gli Hotlink permettono di affrontare la complessità senza subirla, dimostrandosi uno strumento di grandissima versatilità all’interno del software. Il modello diventa così un database informativo affidabile lungo tutto il ciclo di vita del progetto.
Metodo Iceberg: metodo semplice e metodo con Set di Pubblicazione
In un flusso di lavoro BIM efficiente e consapevole, i Moduli Collegati sono una scelta lungimirante per chi vuole governare il progetto, anziché in seguirlo.
Vuoi approfondire? Scrivimi a info@matteodifilippo.it o fai un salto sul mio sito web!